martedì 25 aprile 2017

Apertura dei negozi nei giorni festivi SI o NO

Capita sovente che in occasione di domeniche e festività in genere si aprano dibattiti con opinioni contrastanti circa l'utilità e l'opportunità o meno di tenere aperti i negozi durante i giorni tradizionalmente di chiusura della maggior parte delle attività.
Le grandi catene commerciali sono quelle che sostengono maggiormente la validità di tale offerta concessa ai consumatori mentre i piccoli esercizi contrappongono il fatto di non essere in grado di competere per una questione di carenza di personale a disposizione al fine di coprire l'orario di apertura durante le festività, cosa che appunto sono in grado di svolgere i primi.
I sindacati sono contrari in nome del diritto dei lavoratori ad un giorno di riposo settimanale e nel mantenerlo nel giorno tradizionalmente dedicato della domenica oltre che in occasione delle festività ufficiali. A questo si contrappongono alcuni cittadini che nel trovare utile poter svolgere dello shopping con maggiore tranquillità la domenica, portano come esempio le categorie che sono chiamate a lavorare anche nei giorni di festa quali: personale medico, addetti alla sicurezza (polizia), giornalisti etc...
Quest'ultima tesi a me convince molto poco in quanto non vedo la ragione di far lavorare nei giorni di festa una certa categoria (es.commercio) per il fatto che un'altra (es i medici) è chiamata a farlo. Come il voler semplicemente venire incontro alle richieste dei consumatori, hai visto mai che si arrivi a tenere aperto anche di notte le banche così da dare la possibilità, a chi affetto da insonnia, di effettuare un bonifico o altra operazione prima che venga l'alba, oppure le poste per pagare la bolletta della luce senza incappare nelle solite code diurne.
Battute a parte, personalmente non sono contrario di principio ad una liberalizzazione dell'orario di apertura degli esercizi commerciali però occorre tenere conto anche delle conseguenze.

Sviluppo storico del commercio al dettaglio
Non molti anni fa abbiamo assistito ad una evoluzione della vendita al dettaglio, si è passati pian piano dal tradizionale negozio sotto casa, quello dove ogni cliente viene accolto da un/a commesso/a che lo segue, lo consiglia e che spesso intrattiene con lui instaurando così un rapporto di fiducia, ai megastore o a grandi catene di negozi che su superfici molto ampie mettono a disposizione una quantità notevole di prodotti, presidiati il più delle volte da un numero ristretto di addetti alle vendite che attendono passivamente il cliente seguendolo solo se richiesto, diversamente lasciano che costui si arrangi da solo.
Questi sopperiscono alla carenza relazionale offrendo i prodotti ad un prezzo inferiore, forti del potere di acquisto che hanno verso i fornitori oltre ad una economia di scala. Infatti occorre considerare la maggiore produttività del personale, intesa come volume di vendita (fatturato) per addetto, la quale è indubbiamente maggiore rispetto a quella del negozio tradizionale. Ottengono poi anche un vantaggio sotto il profilo finanziario. Sempre contando sulla loro forza contrattuale trattano con i fornitori pagamenti differiti nel tempo superiori a quello di rotazione della merce. Quindi, ad esempio, se vendono mediamente uno stock di articoli nel giro di 60 giorni ed i pagamenti sono stipulati a 90 giorni, si ottiene che per il periodo che decorre dal momento dell'arrivo della merce a quello in cui essa viene venduta, questa è come se a loro non costasse nulla, poi da allora e fino a quando scadono i termini di pagamento hanno in cassa l'intero importo per poi passare al margine netto una volta pagato i fornitori, fornitori che accettano a loro spese di fare da banca in cambio di un grosso e prestigioso cliente che assicura loro un cospicuo volume di vendite (e di fatturato).
Non serve illustrare le conseguenze delle aperture dei grandi centri sui piccoli commercianti, fenomeno che è comunque accolto favorevolmente dalla massa della popolazione proprio per i vantaggi in termini economici dati dai primi. Inoltre, e qui veniamo all'oggetto di questa riflessione, i grandi centri commerciali e le grosse catene dispongono di un numero di addetti con i quali è possibile effettuare orari prolungati di apertura sia giornaliera che settimanale, cosa che per i piccoli commercianti diventa alquanto problematico se non impossibile.

Recentemente abbiamo assistito, o meglio stiamo assistendo, ad una nuova evoluzione del commercio al dettaglio: quella dell'avvento del e-commerce, cioè della vendita on-line!
E' una forma di vendita che si sta diffondendo sempre più e che coinvolge oramai la maggior parte dei prodotti che acquistiamo quotidianamente. Questo canale permette di offrire i prodotti ad un prezzo ancora inferiore rispetto alla classica distribuzione attraverso negozi fisici, forti del fatto che vengono tagliati molti costi, dal personale a quelli della gestione del negozio vero e proprio. E' sufficiente infatti disporre di un magazzino dove tenere una minima quantità di prodotti, un adeguato sistema informatico ed il personale necessario per la gestione: dall'ordine al confezionamento e spedizione, dalle operazioni amministrative al servizio clienti.
Questo negozio virtuale è per definizione aperto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, in quanto la disponibilità della merce, se il sistema informatico è valido, è sempre aggiornata e l'accettazione dell'ordine è sempre effettuata in tempo reale. L'unica variabile sono i termini di consegna ma che possono anche in questo caso essere comunicati in anticipo con precisione al cliente facendo riferimento al calendario.

A questo punto c'è quindi da chiedersi se allora è necessario fronteggiare la concorrenza del e-commerce da parte dei negozi, grandi o piccoli che siano, prolungando l'orario di apertura. Per come visto prima i grossi esercizi non hanno grandi difficoltà a farlo, semmai sono i piccoli commercianti che avrebbero problemi e che andrebbero incontro più ad un aumento dei costi che dei ricavi. In pratica è per questi ultimi che intravedo un futuro sempre più difficoltoso. Le statistiche indicano che a seguito della liberalizzazione dell'orario di apertura degli esercizi commerciali le vendite non sono aumentate, ma al contrario hanno visto una seppur lieve flessione. Personalmente ho però il dubbio che le statistiche non considerino adeguatamente l'incidenza proprio delle vendite on-line, quelle del e-commerce. Temo infatti che le statistiche non aggiornino adeguatamente l'evolversi di questo canale dando loro un peso inferiore rispetto a quello che avviene nella realtà. Così, tra incremento delle vendite attraverso i cosiddetti discount (in particolare per il settore alimentare) e quello del e-commerce in generale, risulta un dato non corrispondente a quanto avviene realmente, stimando un andamento costante se non addirittura in flessione delle vendite nel suo complesso quando invece questo riguarda semmai il canale di vendita tradizionale di negozi fisici costituito dai piccoli negozi e dalle grandi catene commerciali.


Credo quindi che prolungare l'orario di apertura settimanale per i negozi tradizionali, grandi o piccoli, serva a poco, addirittura può essere controproducente per un incremento dei costi a fronte di un inefficace aumento (ove questo avvenga) delle vendite.
Uno dei motivi per questa mia considerazione è legato al budget limitato di ciascun consumatore, questo infatti non cambia se a costui viene concesso per gli acquisti un giorno in più settimanalmente e durante quelli festivi, egli non farà altro che ridurli durante gli altri giorni e quindi distribuire diversamente la spesa complessiva nel tempo.
Poi come seconda ragione considero l'avvento del e-commerce che permette al consumatore stesso di effettuare l'acquisto standosene tranquillamente a casa, risparmiando così tempo e denaro (per il trasferimento al punto vendita) e con l'evoluzione tecnologica egli avrà sempre maggiore disponibilità di informazioni, anche dettagliate, riguardante qualsiasi bene al quale egli sia interessato. Inoltre con la possibilità di poter restituire la merce verrà meno la diffidenza di acquistare virtualmente qualcosa che poi si dimostra non soddisfare le sue aspettative.

Un confronto con la Germania
Potrebbe essere interessante fare un confronto con quanto avviene oggi in Germania, sia perché è la nazione dove i consumi sono in costante crescita e sia (se non soprattutto) perché talvolta mi è capitato di leggere delle insinuazioni completamente prive di fondamento da parte degli oppositori alla deregolamentazione degli orari di apertura avutasi nel 2012 con il governo Monti. Costoro hanno puntato il dito contro il neoliberismo, la UE e talvolta contro una sciocca quanto del tutto fuori luogo ideologia ordoliberalista della quale la Germania è vista come la principale espressione. Ebbene, se queste fesserie affermazioni fossero vere, in Germania dovremmo avere quindi negozi aperti 7 giorni su 7 e durante le festività, invece non è così.

In Germania nel 1956 fu emanata una legge a livello federale che disciplinava l'orario di apertura dei negozi (Ladenöffnungszeit), questa è stata poi modificata nel 2003. Questa prima legge in sostanza prevedeva che l'orario di apertura fosse compreso dalle 07:00 alle 18:30, dal lunedì al venerdì, mentre il sabato non oltre le 14:00. In ogni caso erano previste alcune eccezioni come ad esempio il primo sabato di ogni mese in cui l'orario poteva essere prolungato fino alle 18:00 (il sabato lungo, in tedesco langer Samstag). Altre concessioni si sono poi avute nel corso degli anni fino al 2003, come prima scritto, anno in cui vi è stata una certa rivoluzione. Questa è dovuta anche a seguito di una direttiva europea, la 2003/88/CE del 4 Novembre 2003, che da un lato ha voluto sottolineare i diritti dei lavoratori e dall'altra venire incontro alle richieste degli esercenti.
Dal 2003 quindi il governo federale ha concesso il prolungamento dell'orario di apertura al sabato di 4 ore (fino alle 20:00), rivisto l'orario durante i giorni feriali (dalle ore 06:00 alle 20:00) e quindi di conseguenza il divieto durante le ore restanti, le domeniche ed i giorni festivi. Tralascio di citare le eccezioni che sono poco influenti.
Nel 2006 il governo federale ha stabilito una sorta di federalismo per questo argomento, lasciando cioè ai vari Länder autonomia decisionale riguardo i giorni e l'orario di apertura. Ad eccezione della Baviera i restanti 15 Länder hanno prima o poi legiferato su questo tema e ad oggi la situazione è la seguente (salvo errori):


  • Dal lunedì al venerdì: apertura h24 possibile tranne Baviera e Saarland (dalle 06:00 alle 20:00), Rheinland-Pfalz e Sachsen (dalle 06:00 alle 22:00);
  • Sabato: apertura h24 possibile tranne Baviera e Saarland (dalle 06:00 alle 20:00), Mecklenburg-Vorpommern e Nordrhein-Westfalen (dalle 0:00 fino alle 22:00), Rheinland-Pfalz e Sachsen (dalle 06:00 alle 22:00),Sachsen-Anhalt e Thüringen (dalle 0:00 alle 20:00);
  • Domenica: prevista chiusura tranne Berlino (8 domeniche all'anno), Brandenburg (6 domeniche all'anno dalle 13:00 alle 20:00) ed alcuni altri Länder che hanno la possibilità di tenere aperto per alcune domeniche all'anno a determinata fascia oraria.
Insomma salvo qualche omissione, volutamente effettuata perché non determinante, e (forse) qualche possibile errore è evidente che se volontà esterna c'è stata per deregolamentare l'apertura dei nostri esercizi commerciali, questa non deriva sicuramente dalla tanto vituperata Germania dato che da loro, nonostante la recente liberalizzazione, nella maggior parte dei casi sia la domenica che nei giorni festivi i negozi restano chiusi e non mi risulta che il commercio ne risenta.

Conclusioni
Prolungare l'apertura degli esercizi commerciali non aumenterà le vendite da parte dei negozi tradizionali e questo perché queste sono in primo luogo determinate dalla capacità di spesa, la quale non viene modificata in base all'orario ed ai giorni di apertura, semmai è in grado di modificare le abitudini di ciascun consumatore, il quale come sta avvenendo riduce gli acquisti durante la settimana per poi compensare nel weekend. In secondo luogo perché il progressivo incremento del settore e-commerce andrà sempre più a ridurre il canale tradizionale con una maggiore penalizzazione per i piccoli esercizi. Dobbiamo quindi fare i conti con un progressivo impoverimento dei centri storici causato dalla chiusura di molti negozi o quantomeno il loro trasferimento presso i grossi centri commerciali, ma anche ad una sostanziale evoluzione dello shopping che, a mio avviso, avverrà nei prossimi decenni prevalentemente via internet, condizione questa alla quale anche l'apertura h24 nei negozi fisici potrà concorrere solo parzialmente.


NOTA: report Istat (file Pdf) sulla "Spesa per consumi delle famiglie" del 07 luglio 2016 con dati aggiornati al 2015


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