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domenica 3 marzo 2019

Economisti tedeschi si interrogano sulla politica del 'freno all'indebitamento' (da Handelsblatt)

Gli economisti tedeschi discutono sulla regola del deficit: mentre alcuni chiedono riforme, altri mettono in guardia contro il ritorno al sentiero del debito.

Articolo tratto dalla rivista Handelsblatt e pubblicato il 26.02.2019.


Articolo originale di Jan Hildebrand e Donata Riedel dal titolo:

Il freno all'indebitamento (Schuldenbremse) è considerato sacrosanto in Germania. Nemmeno il Fondo Monetario Internazionale (FMI) osa mettere in discussione la regola sancita dalla Legge Fondamentale (la Costituzione tedesca). Almeno non pubblicamente.
Gli esperti del FMI, nelle relazioni sulla situazione dei vari Paesi, chiedono regolarmente al governo federale tedesco di spendere più denaro in investimenti e di rinunciare al bilancio in pareggio (schwarze Null), ma nei colloqui diretti con i funzionari governativi questi dubbi su questa politica del Schuldenbremse non sono mai affrontati. Politicamente, il dibattito è semplicemente troppo sensibile. Politicamente è un argomento troppo scomodo.

Oggi non sono degli economisti anglosassoni, che sono sempre stati scettici sull'austerità tedesca, che hanno sollevato la discussione, ma Michael Hüther: "La regola del debito funge da freno per la riduzione delle tasse e degli investimenti. Ci siamo imprigionati." ha affermato ad Handelsblatt il direttore dell'Istituto tedesco di Economia IW (Institut der deutschen Wirtschaft). Ma allo stesso tempo per lui è eccessivo. Ci si deve chiedere, egli dice, se la demonizzazione del debito sia corretta, soprattutto perché oggi non solo i tassi di interesse sono bassi, ma anche i bisogni di investimento del governo sono enormi. "I tempi sono cambiati" ha detto Hüther "Almeno una volta bisogna aprire la finestra".

Altri economisti, come Jens Südekum dell'Università di Düsseldorf, sono d'accordo. Il freno all'indebitamento ha contribuito al risanamento dei conti pubblici, ma: "Nel frattempo ha superato il suo scopo". Ora ostacola la necessaria costante politica di modernizzazione e di crescita. "Ecco perché dovremmo abolirlo di nuovo."

Anche da Marcel Fratzscher, capo dell'Istituto tedesco di Ricerca Economica (DIW - Deutschen Instituts für Wirtschaftsforschung), viene una critica: "Per la Germania il freno all'indebitamento è controproducente perché lascia troppo spazio al governo nei tempi buoni e troppo poco nei momenti difficili".


Gli inizi del Schuldenbremse (freno all'indebitamento)

Il freno all'indebitamento è stato deciso all'inizio del 2009 dalla prima grande coalizione guidata dalla cancelliera Angela Merkel (CDU). Era il momento della grande emergenza di bilancio. L'allora ministro delle finanze Peer Steinbrück (SPD) programmò un disavanzo di 86 miliardi di euro, il debito pubblico totale salì al 80 percento del Prodotto Interno Lordo e quindi ben oltre il limite di Maastricht del 60 percento.

A quel tempo Merkel e Steinbrück decisero di porre un freno al ricorso all'indebitamento modificando la Costituzione. La norma stabilisce ora che al governo federale è consentito prendere in prestito un massimo dello 0,35% del PIL in "normali condizioni di congiuntura economica".
Ai Länder, dal 2020, non sarà consentito il deficit nei normali cicli economici. Il debito dei periodi di calo deve essere ridotto nella fase di ripresa. Quando in seguito a Steinbrück fu chiesto cosa si sarebbe ricordato del suo mandato, disse: "Sarà il freno all'indebitamento. Sono orgoglioso di questo."
Da alcune parti del SPD il freno all'indebitamento era e rimase un argomento controverso. Anche i sindacati considerarono un errore finanziare gli investimenti statali dalle entrate fiscali correnti e non più come in precedenza dall'indebitamento netto.

Dal punto di vista di Lars Feld, membro del Consiglio di Esperti Economici del governo federale, il recente dibattito sul freno all'indebitamento come causa degli anni di debolezza degli investimenti della Germania è un déjà vu. "Nell'attuale discussione vi sono gli stessi argomenti che c'erano quando vi fu l'introduzione del freno all'indebitamento", ha detto ad Handelsblatt. "È stato introdotto perché dagli anni '70 al 2008 non era mai stato possibile ridurre il rapporto debito / PIL in modo sostenibile".
Nei periodi di congiuntura economica positiva si registrava sempre troppo poco consolidamento dopo che l'indebitamento era aumentato nelle recessioni per sostenere l'economia. "Abbiamo praticato Keynes con un braccio solo e questo sarebbe stato il caso senza il freno all'indebitamento" ha detto Feld.


Nessun freno agli investimenti

Lars Feld dissente con veemenza che il freno all'indebitamento sia un freno agli investimenti. "Con le giuste priorità il governo può finanziare anche gli investimenti. La modernizzazione va con tutte le spese ministeriali, se si vuole. Il freno all'indebitamento è più un freno alla riduzione delle tasse ", ha affermato Feld.
Le entrate fiscali, che confluiscono nelle casse dello Stato durante una fase economica positiva, devono essere utilizzate dal governo per ridurre il debito derivante dalla precedente recessione. Se la crescita è superiore alla crescita potenziale, il governo federale deve generare eccedenze nel bilancio corrente.
E le spese finanziate dalle riserve, come quella per i rifugiati, fanno parte del deficit strutturale. Così ha fatto il governo federale nel 2017 sotto la linea del pareggio di bilancio. Tuttavia, secondo le regole del freno all'indebitamento, ha conseguito un deficit strutturale. Ma solo pochi se ne sono accorti al di fuori del Ministero delle Finanze.

Secondo Feld il freno all'indebitamento soddisfa pienamente il suo scopo. "Un tempo le associazioni imprenditoriali chiedevano tagli alle tasse ed i politici maggiori spese sociali. Questo ora si deve bilanciare perché il ricorso a nuovo debito è limitato ", ha dichiarato Feld.


Spesa sociale prima degli investimenti nell'economia

Ma Hüther ed altri economisti ora pongono la domanda se la politica possa efficacemente bilanciare spesa sociale ed investimenti. Tanto più che la politica ha promesso allo stesso tempo di porre un limite ai contributi previdenziali al 40 percento. Ciò dovrebbe portare a un maggiore sussidio dal bilancio federale che già oggi spende circa la metà della spesa Sociale.

Nella realtà della politica bilancio, negli ultimi anni è stato molto più facile per i governi rinviare gli investimenti piuttosto che tagliare i benefici sociali. Di fatto, quindi, gli scettici del freno del debito sostengono che questo ha ritardato gli investimenti pubblici troppo a lungo ed eccessivamente, con la conseguenza che strade e binari ferroviari fatiscenti oggi hanno bisogno di enormi investimenti per il loro ripristino in condizioni di efficienza.

"Il freno all'indebitamento aggrava anche la debolezza dell'investimento pubblico, perché in tempi difficili di solito vengono tagliati prima gli investimenti", ha detto il CEO di DIW Fratzscher. E questo nonostante i tassi di interesse siano ai minimi storici e molti economisti prevedono che rimarranno tali ancora per qualche tempo. Sarebbe quindi conveniente per lo Stato finanziare investimenti attraverso il credito.

Già da lungo tempo il Fondo Monetario Internazionale ha mostrato al governo federale che in queste circostanze gli investimenti finanziati a debito si ripagano perché aumentano la crescita potenziale. Al contrario, la Germania negli ultimi anni ha ecceduto nel freno all'indebitamento: dal 2014 il governo federale non ha emesso nuovi debiti.

Il capo dell'istituto IW Hüther non vuole comunque tornare alla vecchia regola, secondo la quale il deficit non dovrebbe essere più alto dell'investimento. Ha in mente un budget speciale statale per gli investimenti. Questa spesa dovrebbe quindi essere finanziata dal debito.

Anche il capo dell'istituto DIW Fratzscher è favorevole ad una riforma.
"Il freno all'indebitamento dovrebbe essere sostituito da una saggia regola di spesa nominale che leghi strettamente la spesa statale alla performance economica", ha affermato Fratzscher. "Inoltre, il governo federale dovrebbe introdurre una regola per gli investimenti che garantisca che lo Stato non sprechi risorse pubbliche, ma investa adeguatamente in infrastrutture pubbliche".

Lars Feld, che dirige l'Istituto di Friburgo Walter Eucken orientato alla politica ordoliberale, è al contrario convinto che i progetti di investimento non sono implementati soprattutto perché la resistenza di singoli gruppi di popolazione è spesso molto alta. Egli suggerisce di guardare per ciascun progetto da cosa è bloccato o rallentato.
In ogni caso, un ritorno alla vecchia via del ricorso al debito è considerato pericoloso da Feld. "Nel contesto dell'invecchiamento della società, la Germania non può permettersi un debito nazionale in crescita dinamica. Questo cambiamento demografico inizierà a verificarsi dal 2020 con l'ondata di pensionamento di coloro nati all'epoca del baby boom" ha detto.

domenica 19 febbraio 2017

"Accountability Bonds" - la proposta tedesca per contrastare i deficit eccessivi

All'interno dell'Eurozona non tutti i Paesi aderenti rispettano le regole di bilancio e questo può condurre a crisi che si ripercuotono anche sui partner. Ecco quindi la necessità di trovare soluzioni che limitino questa possibilità inducendo i governi a perseguire una politica di rigore sui conti pubblici evitando deficit eccessivi. Una di queste proposte giunge dal presidente dell'Istituto Tedesco di Studi Economici IFO: il Prof.Clemens Fuest.

In sostanza egli propone di creare due categorie di titoli del debito pubblico emessi dai vari governi dei Paesi dell'area euro sulla falsariga delle obbligazioni delle imprese private, una prima categoria "Senior" e l'altra "Junior". Il presupposto sarebbe quello di indurre i governi a rispettare i parametri stabiliti dai trattati ed in particolare la sua più recente formulazione all'interno dell'oramai famoso Fiscal Compact, il quale contempla un limite al rapporto deficit strutturale (corretto per gli effetti ciclici) sul PIL pari allo 0,5%. Il Prof.Fuers, come premessa, lamenta il fatto che i governi dei Paesi dell'eurozona (compresa la Germania) dal 1999 al 2014 hanno complessivamente disatteso ben 159 volte il rapporto deficit/PIL al 3% stabilito nel Trattato di Maastricht, di queste, 50 sono state le volte in situazione di recessione, e ben 109 in situazioni di crescita ed a fronte di questo nessuna sanzione è stata mai comminata (Germania inclusa, va sottolineato).


Fuest propone di introdurre una seconda categoria di obbligazioni sovrane chiamate "Accountability Bonds" (o Verantwortungsanleihen in tedesco), cioè obbligazioni di responsabilità. Queste obbligazioni avrebbero un tasso di interesse maggiore di quello di mercato dell'ordine del 4 o anche 5% ed una durata pari a 5 anni. Verrebbero emesse a carico dei governi per la quota eccedente il deficit strutturale (corretto per gli effetti ciclici dell'economia) che superi il tetto stabilito dal Fiscal Compact, ovvero lo 0,5% del PIL. In pratica, allo stato attuale, la situazione in prospettiva sarebbe la seguente nel caso fosse in vigore tale regola:


Nella figura i Sünden-Anleihen sarebbero le obbligazioni di responsabilità, qui soprannominate in tedesco con un termine più severo: obbligazioni di peccato. Nella parte a sinistra della tabella sono riportati i deficit strutturali rispetto al PIL previsti per l'anno 2017 (in nero) e 2018 (in blu) stando ai dati della Commissione Europea. Per la Francia ad esempio abbiamo rispettivamente il 2,3% ed il 2,7%, per la Spagna il 3,6% per entrambi gli anni e per l'Italia rispettivamente il 2% ed il 2,5%.
Se la proposta di Fuest fosse in vigore, la parte eccedente lo 0,5% dovrebbe essere coperta emettendo questi Junior Bond e nella parte a destra sono riportati gli importi corrispondenti: 87,2 mld di euro per la Francia, 66,7 mld per la Spagna, 57,5 mld per l'Italia e così via. Si noti che per la Grecia non è prevista alcuna emissione in quanto il deficit strutturale è inferiore allo 0,5%.

Nella sua proposta Fuest prevede inoltre che, per i Paesi che dovessero avere un rapporto debito/PIL oltre il 120%, gli interessi su queste obbligazioni verrebbero congelati e la maturità sarebbe prorogata sino a quando tale rapporto scenderà sotto quel limite.
In contropartita Fuest suggerisce di condividere il rischio tra i Paesi membri per la quota invece di vecchio debito e per i titoli emessi a fronte del deficit strutturale ammesso, che rientri cioè nel limite dello 0,5% del PIL.

I vantaggi di questa soluzione consisterebbero nel fatto che i Paesi si troverebbero a rinnovare la maggior parte dei titoli in scadenza con un interesse basso in quanto il rischio sarebbe condiviso tra i Paesi membri, mentre sarebbero a carico del solo governo emittente la quota emessa di questi Accountability Bonds.
E' quindi intuitivo che un conto è trovarsi, come è stato ad esempio durante la crisi del 2011, a rinnovare tutti i titoli in scadenza (ad esempio nell'anno) a tassi eccessivamente alti, altro è doverlo fare solo per questi Accountability Bonds. Ad esempio per quanto riguarda l'Italia a fronte di titoli in scadenza annualmente per circa 350 mld di euro, sarebbero, stando ai dati attuali e rappresentati nella precedente tabella, solo 57,5 mld quelli oggetto di interesse maggiorato di un 4 o 5% rispetto al livello di mercato. Non si giungerebbe così a crisi che impedirebbero a quel governo l'accesso ai mercati finanziari.
Indurrebbe poi i governi ad evitare bilanci irresponsabili per rispettare invece una maggiore disciplina di bilancio.
Gli investitori sarebbero garantiti per la quota predominante di debito in circolazione in quanto garantito da tutti gli Stati membri dell'Eurozona e sarebbero esposti solo verso questi Accountability Bonds.

Per saperne di più:

Dal Prof.Fuest sul sito IFO (28 aprile 2016)