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giovedì 2 maggio 2019

Perché il surplus della Germania non viola alcun trattato

Sicuramente avrete ascoltato o letto almeno una volta che mentre a noi viene sempre contestato il deficit del settore pubblico, richiamandolo ad una costante riduzione al fine di ridurre contestualmente anche l'ammontare del debito, alla Germania viene (o verrebbe) concesso di eccedere da tempo il surplus delle partite correnti nel limite del 6% e che nessun richiamo le viene fatto, nessuna procedura di infrazione aperta e tantomeno inflitta una sanzione che, a detta di alcuni, sarebbe prevista.
Ebbene, queste affermazioni sono tutte cattive interpretazioni delle norme, o meglio Regolamenti comunitari, che contemplano questo tema (oltre ad altri).
Vediamo di spiegare in modo possibilmente chiaro come stanno realmente le cose, cosa prevedono le norme ed alla fine perché nonostante il surplus della Germania sia oltre il limite previsto essa non viola alcuna norma e di conseguenza nessuna sanzione le può essere inflitta, fermo restando che una procedura c'è, così come c'è verso tutte le nazioni che non rispettano gli indicatori macroeconomici stabiliti nel 2011 dalla Commissione Europea.

Un passo indietro
Nel novembre del 2011 Parlamento e Consiglio Europeo decisero una serie di Regolamenti e Direttive volti a rafforzare la crescita della zona euro e per contro ridurre gli squilibri macroeconomici. Furono emanati cinque Regolamenti ed una Direttiva chiamati nell'insieme Six-Pack e a seguire altri due Regolamenti chiamati Two-Pack che hanno modificato e rafforzato il Patto di Stabilità e Crescita. Tra questi Regolamenti vi furono il 1174/11 e 1176/11 del 16 Novembre 2011 che rispettivamente erano rivolti (1) a misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nella zona euro e (2) alla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici.

Gli indicatori macroeconomici e le soglie stabilite
In particolare il Regolamento 1176/11 stabilisce che la Commissione Europea fissi dei limiti a specifici indicatori macroeconomici e finanziari entro i quali i Paesi aderenti all'area euro debbano cercare di attenersi ed alla Commissione stessa il compito di sorveglianza.
Cliccando sopra i rispettivi numeri dei due Regolamenti menzionati si può accedere alla pagina istituzionale e scaricare i testi integrali in lingua italiana (così i sovranisti saranno soddisfatti).
Io mi limito a citare alcuni articoli del Regolamento N.1176/11 che prevede di stilare un elenco di indicatori:


Gli indicatori scelti e le relative soglie previste sono i seguenti e rientrano nel Macroeconomic Imbalance Procedure:


Come si può notare il primo indicatore riguarda proprio il surplus/deficit delle partite correnti (current account in inglese) i cui limiti sono stati stabiliti rispettivamente nel +6% e -4% del PIL nominale. Quindi non solo il surplus è oggetto di vincolo, ma anche il deficit. In sostanza le partite correnti rispecchiano in gran parte il saldo dello scambio merci e servizi, quindi un Paese (Germania) che esporta molto più di quanto importa si ritrova un surplus anche delle partite correnti dato che le altre voci che la compongono non modificano sensibilmente quello delle merci. Chi invece (Cipro) importa molto più di quanto esporta registra al contrario un deficit che va oltre il 4% stabilito e di conseguenza non solo ad esempio la Germania ma anche Cipro deve prendere provvedimenti per riequilibrare la situazione.

Cosa accade se un Paese non rispetta i limiti?
Se si guarda a tutti gli indicatori si può notare che non riguardano solamente quelli inerenti la Bilancia dei Pagamenti ma sono anche di altro genere. Abbiamo ad esempio la variazione del costo del lavoro nominale, il tasso di disoccupazione, sia complessivo che giovanile, la variazione del tasso di attività ed altri ancora. In totale sono 14 con una o due soglie previste per ciascuno. Insomma, non c'è solo il surplus delle partite correnti.

Se un Paese non rispetta tali soglie la Commissione Europea lo inserisce in un apposito report, chiamato Alert Mechanism Report (AMR). Come previsto dal Regolamento, in base alla gravità ed al grado di influenza (negativa) verso la stabilità economica degli altri Paesi membri, la Commissione d'accordo con le autorità competenti di quel Paese stabilisce le misure di intervento al fine di ridurre e rientrare nei limiti previsti. Non è prevista una sanzione in questa fase! La sanzione, tanto invocata da alcuni verso (solo?) la Germania per l'eccessivo e prolungato surplus delle partite correnti, può essere presa solamente se il Paese in questione si rifiuta di adottare provvedimenti che riducano lo scompenso e questo comporti per l'appunto effetti negativi alle economie degli altri Paesi membri della zona euro.

Nello specifico la Germania ha superato la soglia del 6% dal 2011 raggiungendo il dato più alto nel 2015 con un +8,5%. Da allora tale surplus è andato via via riducendosi fino a toccare +7,3% nel 2018 (fonte Eurostat) proprio a seguito di alcune misure adottate. Certo, molti economisti hanno chiesto e chiedono che la Germania faccia di più, ma non le si può imporre interventi maggiori. Per quanto riguarda i trattati, o meglio in funzione dei Regolamenti qui esposti, la Germania non viola alcun articolo in quanto ha sempre accettato e concordato misure da intraprendere. Diversamente potevano essere prese sanzioni comminate però dal Consiglio Europeo (capi di Stato e di Governo) e non dalla Commissione Europea che non ha titolo per infliggere alcuna sanzione.

martedì 6 febbraio 2018

Il dilemma di Flassbeck e Spiecker sul reale surplus della Germania

Questioni di statistica.
Da qualche giorno gira in rete una analisi effettuata da due economisti tedeschi, Heiner Flassbeck e Friederike Spiecker che da tempo lavorano insieme e insieme hanno tra l'altro pubblicato alcuni libri. Questa analisi sta 'eccitando' gli anti europeisti ma soprattutto gli anti-tedeschi perché metterebbe in dubbio la buona fede dell'Istituto Federale di Statistica della Germania, lo Statistisches Bundesamt, nel calcolare il surplus commerciale del Paese, ipotizzando addirittura che le stime siano manipolate a favore del governo per dimostrare che questo è in calo e soprattutto inferiore a quello che dovrebbe essere.
Il documento tradotto in lingua inglese lo trovate cliccando sul titolo:


Ma per risparmiarsi la fatica di una traduzione c'è anche una versione in italiano dal sito dei simpatici blogger "Voci dall'Estero", esperti nel trovare nel web ogni patacca articolo che metta in cattiva luce o critichi l'Unione Europea, la sua politica, l'euro, ma in particolare la Germania e questo documento per loro è come miele per gli orsi:


Da dove nasce questa tesi dei due economisti tedeschi? Dal fatto che hanno confrontato i dati sul surplus commerciale dell'Istituto Federale di Statistica con quelli della Deutsche Bundesbank, la banca centrale tedesca, ed hanno riscontrato delle differenze, differenze che sono andate incrementando proprio durante l'anno scorso.
Prima di prendere i dati ai quali i due economisti fanno riferimento vorrei iniziare dal considerare quelli più recenti dei due enti, ma soprattutto quelli tra loro direttamente confrontabili. Dato che la banca centrale tedesca non ha ancora diffuso quelli per l'intero anno, ma arriva fino a novembre 2017, considerererò in questo primo passaggio quelli diffusi il 9 Gennaio scorso dall'ente federale di statistica, anch'essi riferiti ai primi undici mesi dell'anno:

(fonte: Statistisches Bundesamt)
Concentriamoci sulle merci (in verde) e tralasciamo le voci restanti delle partite correnti (Leistungsbilanz) e andiamo a leggere cosa ha pubblicato la banca centrale tedesca per lo stesso periodo:

(fonte Deutsche Bundesbank)
Anche qui concentriamoci sui dati relativi allo scambio merci e tralasciamo le altre voci che riguardano in questo caso l'intera bilancia commerciale (Zahlungsbilanz).
Si può verificare che i dati nel rettangolo verde sono gli stessi visti prima e differiscono leggeremente da quelli sopra nel rettangolo blu che riguardano sempre le esportazioni e le importazioni.
Perché questa differenza?
Perchè sono stimati seguendo due diverse metologie, quella dell'Istituto Federale di Statistica (in verde) segue un criterio denominato Außenhandelsstatistik (statistiche del commercio estero) mentre quella in blu osserva fedelmente la metodologia europea SEC 2010 (Sistema Europeo dei Conti Nazionali e Regionali).

L'Istituto tedesco fornisce una spiegazione circa le differenze tra questi due sistemi e che riguarda il conteggio o meno delle merci di libera circolazione sia in ingresso (importazioni) che in uscita (esportazioni) giacenti presso un deposito doganale:

(dal sito dello Statistisches Bundesamt)
Ma non ci soffermiamo su questa differenza perché non è qui che i due economisti tedeschi hanno rivolto le loro osservazioni, bensì su questa tabella più dettagliata fornita sempre dalla banca centrale tedesca:

(fonte Deutsche Bundesbank)
ATTENZIONE: in questa tabella i dati arrivano fino al terzo trimestre, ovvero a Settembre 2017.

Se dai dati della precedente seconda tabella nel rettangolo verde togliamo i valori relativi al bimestre ottobre-novembre otteniamo quelli dei primi tre trimestri che sono riportati in quest'ultima tabella sempre evidenziati nel rettangolo verde.
Bene, ora arriviamo finalmente all'osservazione di Flassbeck e Spiecker che riguarda il confronto con i dati, sempre trimestrali, riportati invece nel rettangolo rosso.
Cosa indicano questi?
Questi riportano i saldi in volume e i valori di questo tipo li notiamo anche nelle colonne precedenti relative alle esportazioni ed alle importazioni. In pratica per ciascuna variabile abbiamo la colonna che riporta il dato in valore (Wert) e quello in volume, dove quest'ultimo è computato utilizzando un indice medio con base 2010.

L'obiezione dei due economisti riguarda la differenza tra questi risultati (Werte vs Volume) che risulta accentuarsi proprio quest'anno mentre in quelli precedenti tale divergenza era sempre contenuta. Il progressivo a settembre, quindi per i primi tre trimestri del 2017, tale differenza ammonta a ben 78 mld.
Queste differenze si riscontrano soprattutto confrontando gli stessi dati sia nella colonna delle esportazioni che in quella delle importazioni e per queste ultime proprio nel 2017 la differenza mostra una sensibile accentuazione ben visibile graficamente (in verde il dato in valore - Werte -  e in rosso quello in volume):


Questa differenza è dovuta, come fanno notare gli stessi autori, dal fatto che l'Istituto di Statistica utilizza degli indici per i prezzi mentre la banca centrale tedesca dei valori cosiddetti medi.

Quale dei due dati è quello corretto?

La riposta è che nessuno dei due è corretto e nessuno dei due è errato, semplicemente seguono due metodologie differenti di calcolo dato che per determinare il valore delle esportazioni e delle importazioni non si ricorre certo a conteggiare le singole fatture emesse delle merci in uscita per le prime e di quelle ricevute per le seconde ma occorre ricorrere a stime.

Per chi non è del mestiere si può richiamare quale esempio le diverse metodologie di stima delle rimanenze di magazzino per comprendere che in certi casi non è possibile giungere alla determinazione di un dato unico. Esempio, se ogni trimestre acquisto 10 unità di prodotto a prezzi differenti, in pratica:


Se al termine dell'esercizio (anno) rimangono 5 unità di prodotto, a quale prezzo le andrò a valorizzare? Ipotizzo di vendere man mano le unità più vecchie, ovvero le prime che sono state acquistate e quindi i primi prodotti entrati (First In) saranno quelli venduti per primi (First Out) oppure viceversa ipotizzo di aver venduto per prime (First Out) le unità giunte per ultime (Last In)?
Oppure anzichè utilizzare una delle due metodologie appena citate (FIFO e LIFO) mi affiderò ad una media dei diversi prezzi?
Parallelamente in vari ambiti tra cui appunto quello del commercio estero o in quello per determinare l'inflazione si utilizzano degli indici per i prezzi, ad esempio quello di Laspeyres (il più comune), quello di Paasche o di Fisher:


e ciascuno condurrà ad un risultato differente:



Ogni metodo è valido, ergo ognuno è contestualmente corretto e nessuno è errato e questo lo scrivono anche i due autori per il caso in questione:


Insomma nelle stime viste per la bilancia commerciale e delle partite correnti non c'è un metodo esatto ed uno errato e quindi di conseguenza un dato esatto ed uno errato.

I due economisti avanzano però il dubbio che i dati che riportano un saldo inferiore siano 'taroccati' per andare incontro al governo evitando che sia messo sotto accusa per l'eccessivo surplus. E questa è una accusa piuttosto grave.
Ma fanno notare anche una seconda implicazione che riguarda la contabilità nazionale e nello specifico il Prodotto Interno Lordo e le sue componenti.
Stando infatti ai dati dell'Istituto di Statistica (quelli messi sotto accusa) il contributo alla crescita del PIL tedesco nel 2017 deriva in gran parte dai consumi interni (Inländische Verwendung) mentre quello del commercio estero (esportazioni nette - Außenbeitrag) vale solo un misero 0,2%, ma se il saldo reale fosse maggiore (addirittura i due autori si spingono a stimare circa 80 mld) allora il contributo di quest'ultima componente sarebbe ben maggiore e quello dato dai consumi interni verrebbe ridimensionato:


Insomma Flassbeck e Spiecker nutrono dubbi sulla attendibilità, non del metodo, ma dei dati rilevati e lamentano che a fronte della richiesta di spiegazioni chieste ai due enti hanno ottenuto solamente risposte a loro dire evasive.
Dal mio punto di vista è opportuno attendere i dati conclusivi riguardanti il 2017 tenendo conto che al momento le stime dell'Istituto Federale di Statistica sono provvisorie e soggette quindi a possibili revisioni come avviene per qualsiasi ente di statistica, non solo quello della Germania. Attendiamo quindi di vedere questi dati definitivi per poi confrontare le discrepanze tenendo a mente ciò che è stato detto poco sopra, ovvero che vengono utilizzati metodi di calcolo diversi e che non esiste un metodo giusto ed uno sbagliato.

domenica 27 novembre 2016

Il surplus commerciale della Germania... e di ottimismo!

Qualche giorno fa il ministro delle finanze del governo tedesco Wolfgang Schäuble, in una audizione al Bundestag, ha respinto le accuse mosse dal FMI riguardo gli scarsi investimenti infrastrutturali che la Germania starebbe attuando ed il fatto che un aumento sarebbe di sostegno per le economie in difficoltà dell'eurozona oltre che necessarie per riequilibrare il notevole avanzo sia commerciale che delle partite correnti della Germania, avanzo che da quattro anni va oltre il livello massimo che la Commissione Europea ha stabilito come parametro e pari al 6% del Prodotto Interno Lordo. Non so quali siano state le parole esatte pronunciate dal ministro ma su alcuni organi di informazione è comparso uniformemente il seguente estratto:

"Höhere Ausgaben in ein oder zwei Ländern würden einfach nicht die bestehenden strukturellen Probleme und Finanzrisiken in den anderen Ländern lösen. Stattdessen fordert der Finanzminister eine Politik, die sich auf stabile Finanzen und Strukturreformen konzentriere."

Tradotto letteralmente: "Maggiori spese (del settore pubblico) in uno o due Paesi non risolverebbero gli esistenti problemi strutturali di bilancio ed i rischi finanziari negli altri Paesi. Piuttosto il ministro delle finanze richiede una politica che si concentri su finanze stabili e riforme strutturali."

In sostanza Schäuble afferma che un aumento della spesa pubblica in uno o due Paesi, riferendosi indirettamente al suo - la Germania - e ai Paesi Bassi, ovvero quelli che all'interno dell'eurozona registrano surplus delle partite correnti oltre il 6% del loro PIL, non risolverebbe lo squilibrio nei conti pubblici degli altri Paesi, soprattutto se riferito al loro bilancio strutturale. Aggiunge poi, riferendosi genericamente ad un qualunque ministro delle finanze, che il compito di costui è piuttosto quello di concentrarsi sul raggiungimento di una stabilità finanziaria attraverso riforme strutturali, e non quindi di chiedere ad altri Stati di spendere di più e per giunta a deficit.
Occorre aggiungere poi che lo stesso Schäuble ha smentito che il governo tedesco non abbia aumentato le spese in questi anni, sebbene i numeri non siano rilevanti. Da una precedente relazione di metà agosto sulla previsione di spesa dal 2017 al 2020, riportato anche nel sito del Bundestag, è scritto che le spese del governo centrale della Germania (Bund) per il 2017 sono previste per 328,7 miliardi di euro, 11,8 miliardi in più (3,6%) di quelle previste per l'anno in corso (316,9 mld).


Notare che ci stiamo riferendo al bilancio federale, non a quello complessivo, questo perché il governo centrale di Berlino non può influire su quelli delle amministrazioni locali.

Per quanto riguarda la suddivisione per capitolo di spesa, quella in conto corrente è prevista essere per il 2017 di 294,7 mld contro i 285,4 mld previsti per quest'anno, mentre per quella in conto capitale il governo centrale di Berlino ha previsto per il 2017 una spesa complessiva di 34 mld contro i 32,2 previsti quest'anno, pari quindi ad un incremento del 5,5%.

Però Fondo Monetario Internazionale e vari economisti guardano più al totale della spesa, in particolare degli investimenti, quindi andiamo a vedere il loro andamento leggendo i dati pubblicati dall'Ufficio Federale di Statistica di Wiesbaden e prendendo le componenti del Prodotto Interno Lordo di questi ultimi anni:


Si può notare come i consumi (privati e pubblici) siano la componente che ha registrato gli incrementi più significativi rispetto agli investimenti (privati e pubblici) dal 2011 al 2015: rispettivamente +11% contro un +2,4%. Questo è riscontrabile anche dal contributo alla crescita del PIL nel 2015, dove la componente investimenti lordi ha determinato un contributo addirittura negativo pari allo 0,1% mentre la spesa per consumi ha invece contribuito positivamente per 1,6%, in aggiunta ad un +0,2% delle esportazioni nette.
Si dovrebbe comunque scomporre sia i consumi del settore privato da quello pubblico che lo stesso per gli investimenti, da cui da una parte deriva che gli andamenti non differiscono sensibilmente dal complessivo ma dall'altra emerge come la componente pubblica sia di entità notevolmente inferiore a quella privata:

  • Consumi privati.............................1.632 mld (53% del PIL)
  • Consumi settore pubblico...............  589 mld (20% del PIL)
  • Investimenti lordi settore privato.......539 mld (18% del PIL)
  • Investimenti lordi settore pubblico....  64 mld (2% del PIL)
  • Esportazioni nette............................234 mld (7% del PIL)

Tra consumi e investimenti, il settore pubblico incide sulla spesa complessiva per circa il 22%. Questo comporta che occorrerebbe un notevole incremento di spesa per incidere sul Prodotto Interno Lordo, come anche sulle importazioni, dato che la trasmissione su queste di una spesa pubblica è inferiore rispetto a quella ottenuta dalla spesa privata.
In sostanza è vero che negli ultimi anni la spesa pubblica ed in particolare gli investimenti hanno visto un tasso di crescita molto contenuto, ma dal piano quadriennale che il ministro Schäuble ha presentato recentemente al Parlamento si nota come è prevista una accelerazione nella crescita. La domanda ora è la seguente: davvero questo incremento comporterà, come sostengono molti economisti, un aumento delle importazioni e parallelamente un calo del surplus commerciale e/o delle partite correnti?

Dagli ultimi dati resi noti dalla Deutsche Bundesbank (la banca centrale tedesca) il saldo commerciale nei primi tre trimestri di quest'anno vede un surplus di 210.027 milioni contro 195.510 milioni dei primi nove mesi del 2015 (+7,4%). Simile la situazione delle partite correnti (current account) che vede nello stesso periodo un avanzo di 198.007 milioni di euro contro i 180.340 milioni dei primi tre trimestri del 2015.
Dai recenti dati dell'Ufficio Federale di Statistica, il PIL della Germania a prezzi correnti nei primi 3 trimestri di quest'anno è stato di 2.337,74 miliardi di euro, pertanto il surplus delle partite correnti è circa il 9% del PIL.

La provenienza dell'avanzo commerciale di beni e servizi per macroaree geoeconomiche è il seguente:


Le importazioni nei primi nove mesi di quest'anno sono ammontate a 682.460 milioni contro i 687.286 milioni di euro dello stesso periodo del 2015, mentre le esportazioni sono passate da 882.795 milioni del 2015 a 892.486 di quest'anno. In definitiva sono aumentate in valore le esportazioni e sono calate le importazioni e questo ha comportato appunto l'incremento dell'avanzo commerciale. E' da vedere se questo andamento è legato prevalentemente all'andamento dei volumi di vendita oppure dei prezzi.
In ogni caso, nonostante l'aumento dei consumi nazionali sia del settore privato che di quello pubblico e quello degli investimenti sono aumentati in misura non elevata, non si è avuto un incremento delle importazioni oppure un calo dell'avanzo delle partite correnti! Inoltre occorre considerare il fatto che anche a fronte di un incremento delle importazioni tedesche, le ripercussioni sui singoli partner commerciali sarebbe poco rilevante. Ad esempio l'Italia ha visto aumentare il deficit commerciale con la Germania nonostante siano aumentate le nostre esportazioni: 6,3 mld nel 2013; 5,7 mld nel 2014 e 8,9 mld nel 2015 e per quest'anno la Deutsche Bundesbank registra un surplus progressivo ad agosto di 6,3 mld di euro.
Si è quindi convinti che un aumento della spesa pubblica in Germania possa ridurre il nostro disavanzo? E se le importazioni dovessero aumentare, quanto sarebbe in caso il beneficio per il nostro Paese? Noi esportiamo annualmente circa 50 mld in Germania, anche vedendo aumentare l'importo del 10% (ipotesi ottimistica) questo si tradurrebbe in 5 miliardi aggiuntivi di vendite che però viste sul totale delle esportazioni (414 mld nel 2015) e del PIL (1.636 mld nel 2015 a prezzi correnti) non costituirebbero di certo un volano per una forte crescita. dovremmo infatti avere una 'spinta' di almeno 3 volte tanto per vedere benefici concreti, e pensare che questa possa giungere dalla sola Germania come conseguenza indiretta di un aumento della loro spesa pubblica, sia dal lato dei consumi che da quello degli investimenti, è davvero illusorio.

giovedì 11 agosto 2016

Il tanto biasimato surplus della Germania

Se ne parla spesso, se ne parla male = se ne parla spesso male. E' il surplus delle partite correnti o current account in inglese. In tedesco Leistungsbilanz. Il saldo (o conto) delle partite correnti comprende quattro altri saldi (tra parentesi il nome in tedesco):
  1. Saldo merci (Warenhandel)
  2. Saldo servizi (Dienstleistungen)
  3. Il saldo redditi (Primäreinkommen)
  4. Saldo trasferimenti correnti (Sekundäreinkommen)
(Per la descrizione delle diverse voci consiglio di leggere un articolo più ampio riguardante la Bilancia dei Pagamenti scritto dal Prof. Alberto Bagnai, un economista e docente presso l'Università di Chieti-Pescara del quale non condivido gran parte delle sue critiche all'euro, all'Europa e soprattutto alla Germania ed ai motivi per cui le loro aziende oggi esportano così tanto, però devo riconoscere che nelle spiegazioni degli argomenti che insegna è molto chiaro ed efficace.)

La Germania sta conseguendo da alcuni anni un record in termini di surplus delle partite correnti rispetto al PIL e questo viene contestato da molti economisti anche per il fatto che viola un parametro europeo.
Lo scopo di questo articolo è esaminare ora come stanno le cose e anche osservare la questione da un diverso punto di vista da quello fornito dalla maggior parte dei commentatori, smentendo inoltre alcune imprecisioni che vengono dette oltre che descrivere cosa rappresenta in pratica questo surplus e le sue implicazioni.
Vediamo il saldo (o conto) delle partite correnti degli ultimi tre anni:


Il dato dell'anno scorso è decisamente elevato, sia in valore assoluto che in termini percentuali sul Prodotto Interno Lordo che nel 2015 è stato di 3.025,9 mld di euro da cui risulta un rapporto Current account/PIL del 8,5%, ben oltre il limite superiore stabilito dalla Commissione Europea che è del 6%.
Come si può notare la componente maggiore è rappresentata dal saldo merci, mentre i servizi registrano un valore negativo così come il saldo trasferimenti. Ma anche il saldo redditi merita una annotazione in quanto, per quello che rappresenta, un dato di oltre 60 mld è decisamente elevato, pari a poco più del 2% del PIL. Il saldo redditi infatti esprime la differenza tra i redditi da lavoro e da capitale conseguiti all'estero da soggetti residenti in Germania e quelli conseguiti in Germania da residenti stranieri. Va precisato che la quasi totalità di questo ammontare è costituito da redditi vari da investimento (Vermögenseinkommen). La somma del PIL con i redditi netti dall'estero (o RNE), in questo caso con i 60 ed oltre mld di euro della Germania, costituisce il Prodotto Nazionale Lordo (PNL = PIL + RNE). Nel 2015 il PNL è risultato quindi ben maggiore del PIL, infatti il PIL è stato di 3.025,9 mld di euro ed il PNL di 3.091,3 mld, segno di un Paese altamente in salute.
Considerando che i servizi ed i trasferimenti netti dall'estero compensano questo importo, possiamo quindi concentrarci sulla componente determinante, ovvero il saldo merci.

Credo sia intuitivo comprendere che un Paese che consegue un alto livello di surplus si arricchisca, al contrario di uno che vede invece un forte deficit e questo all'interno di un'area economica che condivide la stessa valuta può rappresentare, o anzi rappresenta davvero una disfunzione. Ecco perché la Commissione Europea ha stabilito dei limiti in termini di surplus e di deficit delle partite correnti in rapporto al PIL, rispettivamente +6% e -4%.
Questo parametro, va precisato, rientra in un elenco di ben 14 parametri che la Commissione stessa ha stabilito all'interno del più ampio Patto di Stabilità e Crescita con lo scopo di consentire una crescita il più possibile uniforme (o se si preferisce il meno difforme) tra le economie dei Paesi aderenti all'Unione Europea.
L'elenco originale in lingua inglese tratto dal sito della Commissione Europea è il seguente:


Sono sottolineati i parametri che Germania (in blu) e l'Italia (in verde) non stanno rispettando. In dettaglio la situazione che la Commissione Europea ha rilevato a fine 2015 per i due Paesi è la seguente: 



I parametri che vengono contestati in quanto non rispettano o non rientrano  nei limiti previsti sono quelli evidenziati nella tonalità più scura. Come si può vedere ambedue i Paesi hanno più parametri in contestazione, non da ultimo il debito eccessivo.

Perché la Germania non viene mai sanzionata?
Questa è una accusa che viene spesso ripetuta, però è priva di motivazione per il semplice fatto che una sanzione non è prevista! Per essere precisi è prevista sì una sanzione, ma solo se il Paese in oggetto non accetta o non rispetta le indicazioni che giungono dalla Commissione Europea per uscire dalla procedura di infrazione e queste indicazioni sono spesso delle azioni concordate insieme ai governi. Nel caso della Germania ad esempio, per quanto riguarda l'eccessivo surplus, il governo tedesco ha concordato delle misure atte a ridurlo però non è così semplice come può apparire. Ma prima di vedere questo aspetto completiamo l'informazione relativa all'iter che viene adottato dalla Commissione Europea.
Quando un Paese è in infrazione perché disattende uno o più parametri di quelli previsti, la Commissione Europea avvia una fase cosiddetta di "allerta" e mette sotto esame il Paese questione. Per ciascun parametro la Commissione assegna una categoria in base alla situazione di gravità in cui si trova:
  1. No imbalance (nessuno squilibrio)
  2. Imbalances (squilibrio)
  3. Excessive imbalances (squilibrio eccessivo)
  4. Excessive imbalances with corrective action (Excessive Imbalance Procedure, EIP) (Squilibrio eccessivo con azione correttiva)
Ogni anno nel mese di Novembre la Commissione Europea predispone una situazione (un report) per ciascuno Stato membro che si trovi a disattendere uno o più parametri, questo report poi viene messo al vaglio dei ministri finanziari che lo discutono, danno un loro parere e discutono le azioni che intendono intraprendere per uscire dalla situazione:


Se le azioni non avessero successo se ne vagliano altre che vengono sempre discusse insieme.
Per coloro che invocano una sanzione nei confronti della Germania perché la vogliono punita per essere troppo competitiva, suggerirei di stare tranquilli perché nell'ordine di gravità noi siamo più esposti, ovvero più vicini a ricevere una sanzione, sanzione che come scritto precedentemente non viene applicata perché il nostro governo discute costantemente con la Commissione Europea misure atte a rientrare dagli squilibri. Chiudo questa parte facendo presente che un po' tutti i Paesi ad oggi si trovano ad avere squilibri macroeconomici:


Come si vede dallo schema l'Italia si trova in una posizione di non deficit eccessivo (al momento stiamo rispettando i limiti concessi dalla Commissione Europea), ma di eccessivo squilibrio per alcuni parametri, primo fra tutti il rapporto Debito/PIL.
La Germania invece si trova in una posizione di squilibrio in merito ad alcuni parametri ma ancora non giudicati eccessivi (Excessive imbalances). Croazia, Francia e Portogallo si trovano addirittura nella condizione sia di squilibrio di alcuni parametri macroeconomici che di deficit eccessivi.

Ma la Germania cosa fa per ridurre il surplus?
Il surplus commerciale non è come un avanzo di bilancio pubblico, è semplicemente un valore contabile che è dato dalla differenza tra quanto migliaia di attività vendono all'estero e quanto altrettante migliaia importano, attività che non sono le medesime infatti ci possono essere aziende che importano o che esportano solamente. Questo in risposta a chi propone che una parte di questo surplus la Germania lo distribuisca agli altri Paesi. Ammesso di voler distribuire ad esempio i 75 mld di euro di eccessivo surplus (quello oltre il 6% del PIL stabilito) dove si vanno a prendere? Si tassano le aziende che esportano? Si tassano un po' tutti? Di sicuro non nelle casse nel governo perché non è li che finisce il surplus.
Più coerentemente la Commissione Europea ha chiesto al governo di Berlino di incrementare gli investimenti ed ha auspicato che anche i redditi aumentino, in maniera da avere un conseguente incremento della domanda aggregata, in questo modo da più consumi si avrebbe un aumento anche delle importazioni. Il governo Merkel, nonostante non allenti di molto i cordoni della borsa in quanto non intende andare a deficit, ha comunque predisposto un piano finanziario che prevede un incremento della spesa pubblica:


Occorre però precisare che recentemente i consumi delle famiglie hanno registrato un tasso di incremento più marcato rispetto al passato, passando dai 2.001 mld di euro del 2011 ai 2.222 del 2015, pari ad un incremento medio del 2,7% annuo. Ha inoltre dato un contributo la decisione di fissare un livello minimo di retribuzione oraria di 8,50 euro dal 01.01.2015 che passeranno a 8,84 euro dal 2017.
Però il governo non ha influenza sulle retribuzioni del settore privato, quella è una questione che riguarda strettamente le parti sociali.

Perché il surplus non si riduce e dove è conseguito?
Qui veniamo probabilmente ad affrontare le domande che più vengono poste e più interessano. La Germania ha recentemente visto variare la sorgente dalla quale trae il suo surplus commerciale (di beni). Se prima era prevalentemente dai Paesi dell'area euro, da un quinquennio le cose si sono invertite, il surplus dall'eurozona è progressivamente calato (anche se rimane elevato) mentre è cresciuto progressivamente quello dai Paesi extra eurozona:


(EWU-Länder sono i Paesi dell'eurozona e sono rappresentati dal colore blu, mentre gli altri da quello grigio. Warenausfuhr e Wareneinfuhr sono rispettivamente le esportazioni e le importazioni mentre Außenhandelssaldo è il saldo commerciale).

C'è una osservazione importante da fare riguardo l'andamento delle esportazioni e delle importazioni. Se guardiamo al dato del 2015 della crescita delle esportazioni e delle importazioni ai prezzi correnti, rileviamo che sono aumentate rispettivamente del 6,4% e del 4%, mentre se li rileviamo in volume, ovvero a prezzi costanti e concatenati, l'andamento registrato è l'inverso con una crescita rispettivamente del 5,4% e del 5,7%. Questo significa che le merci entrate sono aumentate più di quelle uscite in termini di quantità (in volume) ma essendo i prezzi delle seconde diminuite di molto (in particolare le materie prime con il petrolio in testa), in valore l'incremento risulta essere minore e addirittura inferiore a quello delle esportazioni rispetto al periodo precedente.


L'incidenza dell'andamento dei prezzi ed in particolare del calo di quello dei prezzi importati è ben visibile da questo grafico che mostra l'andamento dell'indice dei prezzi dei prodotti sia importati che esportati con base indice 2010:


Come si può notare, dalla metà del 2014 si è via via accentuata una forbice tra i prezzi dei prodotti esportati (linea tratteggiata) e quella dei prezzi importati (linea continua).
E' chiaro che con una spesa inferiore per le importazioni dovuta ad un crollo delle materie prime ed una riduzione, sebbene inferiore, del prezzo anche degli altri beni importati mentre nel contempo quello dei prodotti esportati vede un calo inferiore, la riduzione del surplus si fa più difficile. Se poi aggiungiamo che il calo dell'euro, grazie alle politiche monetarie della Banca Centrale Europea, hanno reso i prodotti made in Germany più competitivi, ne deriva che è un obiettivo alquanto arduo da ottenere.

Un altro fattore che incide sul valore delle importazioni è dato dal notevole incremento di prodotti importati dall'oriente, che sono notoriamente più convenienti in termini di prezzo rispetto a quelli ad esempio europei. Basti pensare che nel 2001 le importazioni dalla Cina ammontavano a soli 20 miliardi di euro, nel 2009 sono arrivate a 56,7 mld e nel 2015 hanno raggiunto i 91,5 mld. Per avere un ordine di paragone, le importazioni dall'Italia nel 2015 sono state di 49 mld. E' evidente come gli oltre 90 miliardi di beni importati dalla Repubblica Cinese hanno sostituito potenziali acquisti da altri Paesi ed in particolare da quelli europei e facilmente hanno contribuito a ridurre l'ammontare di spesa dei beni importati.
In definitiva se non ci fosse stato il calo delle materie prime e quello degli altri beni importati, se non ci fosse stato l'effetto sostituzione dei prodotti (probabilmente) europei con quelli cinesi e se l'euro non fosse calato rispetto alle altre valute incentivando l'export, facilmente il surplus della Germania sarebbe inferiore.

Una considerazione finale
Sebbene io mi rendo conto che un surplus eccessivo può comportare disfunzioni soprattutto all'interno della stessa area valutaria, dall'altro non posso certo concepire che un governo, in questo caso quello tedesco, per ridurre tale eccesso possa adottare misure atte a frenare le esportazioni delle aziende o viceversa favorire le importazioni dall'estero. Questo falsificherebbe il principio del libero mercato ed anziché incentivare gli altri Paesi a migliorare la propria competitività danneggerebbe quelli che lo sono di più.
E' accettabile pensare di favorire investimenti o adottare misure che puntino ad un aumento dei consumi nel Paese più competitivo, così da avere ripercussioni positive anche sulle sue importazioni, ma non certo una qualsiasi azione volta a frenare le vendite delle aziende più performanti.