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sabato 27 maggio 2017

Il sistema elettorale tedesco, quello originale

Sembra che alcuni partiti da noi si stiano orientando verso il sistema elettorale parlamentare di tipo tedesco. Personalmente da quello che leggo riguardo i contenuti mi sembra più una semplificazione, una versione 'all'amatriciana' dell'originale. Vediamo di analizzare come è realmente caratterizzata la legge elettorale per il Bundestag in Germania così da poter verificare analogie e differenze.
Semplificando, il sistema elettorale tedesco è di tipo proporzionale con una soglia di sbarramento, però questo presenta delle peculiarietà, che da quello che leggo circa le proposte presentate da alcuni partiti, divergono da quello tedesco originale.

Suddivisione amministrativa e circoscrizioni elettorali in Germania
La Germania come sappiamo è una Repubblica Federale, quindi la federazione (Bund) è costituita da Stati federati (Bundesländer o semplicemente Länder) e non da regioni come l'Italia. Nello specifico i Länder tedeschi sono 16, di questi 13 hanno una estensione territoriale ampia come una regione mentre 3 sono Città-Stato: Berlino, Amburgo e Brema. Dove noi abbiamo Consigli Regionali, nei Länder vi sono invece veri e propri Parlamenti.

Le circoscrizioni elettorali (Wahlkreise) per l'elezione del Parlamento (Bundestag) sono 299 e ad ogni Bundesland (o semplicemente Land) ne vengono assegnate una quantità (Zahl) in proporzione alla popolazione (Bevölkerung):


Quindi ad esempio la Baviera ha 45 circoscrizioni, Berlino 12 e così via. Mediamente in ogni circoscrizione vengono eletti 2 parlamentari (Abgeordnete):


In tabella è riportata la popolazione residente di cittadinanza tedesca in ciascun Land al 31.12.2012 ed il numero di seggi corrispondente (Sitzkontingent). Da qui si intuisce che il numero di parlamentari sia di 598 ed in effetti è così, solo che questo numero non è quasi mai rispettato e subisce un incremento dovuto a meccanismi di correzione che vediamo di seguito.

La scheda elettorale e modalità di voto
La scheda elettorale rispecchia la particolare modalità di elezione, la quale si divide in due parti: 299 seggi (metà del numero nominale o di base) vengono assegnati ai candidati che in ciascuna delle 299 circoscrizioni elettorali ottengono il maggior numero di voti, mentre i restanti - teoricamente - 299 vengono assegnati in funzione del voto espresso ai partiti.
L'elettore quindi riceverà una scheda elettorale (Stimmzettel) di questo genere:


Egli dovrà esprimere due tipi di voto (Stimme): il primo (Erststimme) per un candidato (nella sezione a sinistra) per l'elezione diretta (Direktmandat) di colui che otterrà più voti in quella circoscrizione. Il secondo voto (Zweitstimme) per il partito (nella sezione a destra). I due voti possono naturalmente riguardare candidati e partiti che non sono tra loro legati, quindi è possibile esprimere preferenza ad esempio per il candidato della SPD a sinistra e per il partito della CDU (o altri) a destra.

Modalità di assegnazione dei seggi
La modalità di assegnazione dei seggi si divide in due parti fondamentali, con la prima vengono assegnati 299 seggi ai candidati che ad ogni circoscrizione ottengono più voti, mentre per la parte rimanente (almeno altrettanti 299) in base ai voti espressi ai partiti nel secondo voto (Zweitstimme).
Prima di procedere con l'assegnazione del numero dei seggi spettanti a ciascun partito, occorre eliminare quelli che non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%(*).

(*)Clausola di eccezione: la soglia di sbarramento può essere annullata se un partito ottiene almeno 3 mandati diretti, cioè se almeno 3 suoi candidati ottenessero il maggior numero di consensi nelle rispettive circoscrizioni attraverso il primo voto (Erststimme), il partito verrebbe inserito nella distribuzione dei seggi con una quota pari alla percentuale ottenuta con il secondo voto (Zweitstimme).

Per il calcolo dei seggi spettanti ad ogni partito che abbia superato la soglia di sbarramento (o che quest'ultima non venga applicata in quanto ha ottenuto 3 mandati diretti) si esegue una serie di passaggi che hanno una qualche complessità, questo perché il principio cardine di questo sistema elettorale è il massimo rispetto della proporzione dei seggi assegnati con quello dei voti ottenuti.
Questa fase vede conteggiati solo i secondi voti (Zweitstimme) dati al partito. Nelle elezioni del 2013 le percentuali furono le seguenti:


Da questo risultato emerge che i partiti che hanno ottenuto l'accesso alla assegnazione dei seggi in Parlamento (almeno 299) sono: CDU/CSU (o Union), SPD, (Die) Linke e Bündnis 90/Die Grünen (o semplicemente Grüne).
A questo punto si procede all'aggiornamento delle percentuali una volta esclusi i voti dati ai partiti che non hanno però superato la soglia prevista.

Processo e calcolo di assegnazione dei seggi con eventuale aggiunta del loro numero
Come scritto prima, il numero dei seggi dovrebbe essere complessivamente di 598, e questo corrisponde al numero legale (e minimo), però nel processo di assegnazione questo può essere soggetto ad incremento, vediamo perché e come.
Ogni Land ha un numero preciso di seggi assegnati in base alla popolazione, il calcolo di quelli da distribuire ai vari partiti si basa sul metodo cosiddetto Sainte-Laguë/Schepers (o del quoziente).
Seguendo questo metodo ed includendo gli arrotondamenti può capitare che serva incrementare il numero dei seggi che a quel Land sono assegnati inizialmente. Vediamo di fare un esempio prendendo in considerazione i risultati avuti nelle elezioni del 2013 nel Land dello Schleswig-Holstein, quello più a nord, al confine con la Danimarca:


I seggi di base assegnati a questo Land sono 22, per un momento non si consideri il numero effettivo di 24 riportato in tabella (inges. --> ingesamt) perché si vedrà qui di seguito la ragione di questo incremento. Intanto calcoliamo la percentuale di riferimento sottraendo quella complessiva dei partiti non ammessi, dal totale:
100 - 14,7 (Sonstige, cioè altri - quelli esclusi) = 85,3%
Se partiamo da 22 seggi complessivi da distribuire e andiamo ad assegnare quelli spettanti ad ogni partito otterremmo:
  • Union 39,2 / 85,3 x 22 = 10,1 arrotondato a 10
  • SPD 31,5 /85,3 x 22 = 8,1 arrotondato a 8
  • Bündnis 90/Die Grünen 9,4 / 85,3 x 22 = 2,4 arrotondato a 2
  • Die Linke 5,2 / 85,3 x 22 = 1,3 arrotondato a 1
Nota: in realtà il calcolo viene effettuato con i voti effettivi, io per semplicità l'ho fatto usando le percentuali.

Se sommassimo i seggi ottenuti giungeremmo a 21 complessivi, quindi non ai previsti 22 e questo per effetto degli arrotondamento che sono stati sempre per difetto (se > 0,5 l'arrotondamento è per eccesso, se < 0,5 per difetto e se esattamente 0,5 a seconda della convenienza per rispettare il numero previsto complessivo). Dato che non è ammessa l'assegnazione di un numero inferiore a quello stabilito di base, occorre aumentarlo fino a quando ai voti conseguiti corrisponderanno in proporzione per ciascun partito il numero di seggi assegnati. In questo caso il risultato richiesto è ottenuto incrementando il totale di 2 seggi, cioè a 24:
  • Union 39,2 / 85,3 x 24 = 11,0 arrotondato a 11
  • SPD 31,5 / 85,3 x 24 = 8,9 arrotondato a 9
  • Bündnis 90/Die Grünen 9,4 / 85,3 x 24 = 2,6 arrotondato a 3
  • Die Linke 5,2 / 85,3 x 24 = 1,5 arrotondato a 1
Vi sono altri casi che richiedono un incremento del numero totale di seggi che vengono assegnati alla fine ad un Land. Ad esempio, se nel caso sopra la CDU (Union) avesse ottenuto un numero di candidati eletti direttamente con il primo voto (Erststimme) in proporzione maggiore rispetto ai voti ottenuti con il secondo voto (Zweitstimme) (esempio 11 su 22 seggi, cioè il 50% e quindi > 39,2% che diventa 46% una volta esclusi i voti dei partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento) si sarebbe proceduto ad un aumento per rispettare comunque la proporzione tra i partiti.

Una volta effettuata questa distribuzione Land per Land il risultato finale deve rispettare la proporzione dei voti ottenuti complessivamente dai partiti, nel caso delle elezioni del 2013 questo ha portato ad un totale di 631 seggi (totale federale --> Bundesgebiet), ovvero 33 seggi aggiuntivi:


Verifichiamo. Partiamo dal calcolare la percentuale di voti complessivi dei partiti che hanno superato la soglia: 100 - 15,8 (cioè il totale di quelli che non ce l'hanno fatta) = 84,2%. Ora calcoliamo i seggi spettanti a ciascuno in base alla percentuale di voti ottenuti rispetto al totale di quelli ammessi:
  • Union 41,5 / 84,2 x 631 = 311,0 arrotondato a 311
  • SPD 25,7 / 84,2 x 631 = 192,6 arrotondato a 193
  • Bündnis 90/Die Grünen 8,4 / 84,2 x 631 = 63,0 arrotondato a 63
  • Die Linke 8,6 / 84,2 x 631 = 64,4 arrotondato a 64
Che corrisponde ai seggi assegnati riportati nella tabella.

Conclusione
Per affermare che la legge che si vuole adottare sia quella alla tedesca occorre che:
  • il Paese sia suddiviso in 315 circoscrizioni elettorali (metà del numero complessivo dei deputati)
  • agli elettori venga consegnata una scheda elettorale divisa in due parti, con la prima si dà la preferenza ad un candidato mentre con la seconda ad un partito (o lista)
  • venga stabilita una soglia di sbarramento per i partiti, eventualmente superabile in caso di numero minimo di mandati diretti (come nel caso tedesco)
  • ad ogni circoscrizione venga eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti attraverso la prima parte mentre con la seconda parte venga assegnata la quota di seggi spettante ad ogni partito che abbia superato la soglia prevista
Di certo di tedesco avrebbe ben poco se limitato semplicemente al fattore proporzionale con soglia di sbarramento.

Personalmente sarei propenso per un sistema maggioritario ma se non condiviso dalla maggioranza, tra quello tedesco vero e quello interpretato preferisco il primo, almeno metà degli eletti lo sarebbero con mandato diretto.

giovedì 9 giugno 2016

BREXIT e Costituzione Italiana

Giovedì 23 Giugno prossimo (da notare il giorno, un giovedì, non domenica) i britannici sono chiamati ad esprimersi sulla permanenza o meno nella Unione Europea. Da più parti qui da noi si vorrebbe avere la stessa prerogativa, ovvero decidere tramite un referendum popolare se rimanere nell'area euro o tornare ad una propria moneta, oppure se uscire addirittura dalla Unione Europea. Sappiamo però che questo al momento non è possibile in quanto la Costituzione Italiana all'articolo 75 - secondo comma - proibisce quesiti referendari che abbiamo come oggetto i trattati internazionali, le leggi di bilancio e tributarie, di amnistia e indulto. L'adesione all'Unione Europea in questo caso come quello alla moneta unica rientra in quello dei trattati internazionali e quindi non si può svolgere.

La domanda a questo punto che si pone è se questa rappresenta una limitazione al principio democratico di libertà di scelta dei cittadini oppure se sia legittimo limitare il diritto di esprimere la propria volontà per alcuni argomenti specifici, perché troppo 'tecnici' oppure per altre ragioni, ad esempio di opportunità (v.indulto o tributarie). Sicuramente se vi fosse un quesito che implichi la riduzione del carico fiscale sarebbe alquanto improbabile immaginare che i cittadini non votino a favore.
La questione di appartenenza o meno ad una comunità come quella a cui aderiamo oggi dell'Unione Europea, che noi abbiamo costituito nel lontano 1957 assieme a Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi, oltre poi a promuoverne la fase di implementazione oltre alla partecipazione alla moneta unica, l'euro (anche questo adottato sin dall'inizio), è un argomento che difficilmente può essere trattato con competenza da chiunque soprattutto per il fatto che le sue implicazioni in caso di una scelta o l'altra sono difficilmente valutabili da chi non ha conoscenze quantomeno di medio livello in campo economico.

Trovo quindi più condivisibile oltre che ragionevole la scelta da parte dei nostri costituzionalisti, che nel 1948 inclusero queste limitazioni, rispetto alla possibilità offerta ai cittadini britannici di assumersi la responsabilità di una scelta che avrà, in caso di vittoria del SI (cioè di lasciare l'Unione Europea), ripercussioni negative e dall'entità difficilmente stimabile.
Non è questione di democrazia, qui si tratta di argomenti che se non si possiedono le adeguate conoscenze si corre il serio rischio di avere ripercussioni indesiderate e gravi. Se poi si guarda alle argomentazioni addotte dai sostenitori del SI nel referendum britannico, si nota come queste siano perlopiù fragili e pretestuose, se non demagogiche. Si parte infatti dalla convinzione che lasciando la UE si porrà fine all'immigrazione, che nessuno straniero entrerà più in Gran Bretagna togliendo lavoro ai legittimi cittadini residenti.
Si prosegue con un argomento di carattere economico, ovvero che in questo modo la Gran Bretagna finirà di contribuire alla spesa dell'Unione Europea ricevendo di ritorno meno di quanto versato. Peccato che coloro che pensano questo non vedano al di là del proprio naso, in questo caso al fatto che il trasferimento di risorse finanziarie verso Paesi meno sviluppati consente a questi di crescere e crescendo acquistano e investono, acquistano beni e servizi all'estero accrescendo gli scambi internazionali e investono nei mercati dei capitali di cui Londra è una delle piazze più importanti. Abbandonando l'Unione Europea la Gran Bretagna risparmierà quindi sulla differenza tra quanto versa e quanto riceve ma perderà molto di più dalle conseguenze di autoescludersi dall'appartenere ad un'unica piazza finanziaria all'interno della UE.
Insomma è come abbattere completamente una casa costruita da poco perché non piacciono gli infissi!

Altro tema sollevato sono le regole europee, quelle decise a Bruxelles, che stando ai suoi detrattori limiterebbero l'autonomia o per meglio dire la sovranità nazionale. Anche in questo l'osservazione deriva da una scarna conoscenza di come funzionano le istituzioni comunitarie e la governance. Sfugge a costoro ad esempio la prerogativa di ciascun Paese di avere nei casi più importanti il diritto di veto, attraverso il quale anche un solo voto contrario comporterebbe la non applicazione di un trattato (es. il TTIP).
O l'opzione opt-out che consente ad un Paese di non adottare una regola, di cui si è servita la stessa Gran Bretagna assieme alla Danimarca per non adottare ad esempio la moneta unica. O il caso più recente del Fiscal Compact, il trattato che irrigidisce le politiche di bilancio, respinto dalla Gran Bretagna stessa così come la Repubblica Ceca.
Si potrebbe proseguire con altri esempi, non da ultimo i recenti accordi stipulati tra la Commissione Europea ed il governo inglese di David Cameron per scongiurare proprio la Brexit, concedendo alla Gran Bretagna ulteriori prerogative. A questo punto le argomentazioni a favore di chi la invoca sono ancora più scarne, rimangono solo argomenti che si possono definire populisti, ovvero che trovano accoglienza in una parte della popolazione per la percezione che questi infondono, ma che non illustrano interamente e dettagliatamente tutti gli aspetti, cioè i pro e i contro, che questi comportano.

Ben venga quindi il nostro art.75 della Costituzione e se proprio si vuole discutere di democrazia, allora si parli di concedere ai cittadini il diritto di scegliere direttamente il proprio capo dell'esecutivo, sia esso come è oggi il Presidente del Consiglio oppure eventualmente, copiando il caso degli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica.
Si dia la facoltà, anzi l'obbligo, di nominare direttamente i parlamentari scrivendone il nome sulla scheda elettorale anziché apponendo un segno su un simbolo di partito o di lista delegando a costoro la scelta di chi mandare in parlamento.

lunedì 19 maggio 2014

Vademecum elezioni europee

Domenica 25 Maggio 2014, dalle 07:00 alle 23:00, si vota per eleggere 73 deputati in rappresentanza dell'Italia al Parlamento Europeo, su un totale di 751 eurodeputati.

Il sistema di voto è quello proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. Ogni lista presenta un elenco di candidati tra i quali possono essere scelti fino ad un numero di tre candidati, oppure si può mettere una croce sul simbolo della lista e lasciare che sia l'ordine di lista a definire coloro che prima degli altri saranno eletti.

Circoscrizioni
L'Italia è divisa in 5 circoscrizioni:

  1. Italia Nord-Occidentale (scheda grigia)
  2. Italia Nord-Orientale (scheda marrone)
  3. Italia Centrale (scheda rossa)
  4. Italia Meridionale (scheda arancione)
  5. Italia Insulare (scheda rosa)

Ogni scheda riporterà a sinistra il simbolo di lista e a destra lo spazio per scrivere fino a 3 preferenze.



Modalità di voto
Per votare occorre mettere una croce sul simbolo della lista prescelta e, se si desidera, si può scrivere da una a tre preferenze scrivendo nello spazio a destra della lista prescelta il cognome (o nome e cognome) oppure in caso vi siano più candidati con lo stesso cognome anche indicare anche il nome di battesimo.

Nel caso si desideri scrivere tutte e tre le preferenze a disposizione è assolutamente necessario dare la preferenza ai due generi (uomo e donna), cioè due uomini e una donna oppure due donne e un uomo. In caso si dia il voto a tre donne o tre uomini la terza scelta verrà annullata!
Nel caso si dia il voto a due candidati è invece possibile che siano dello stesso genere (due donne o due uomini).

Se non si scrive alcun nome e ci si limita a dare il voto alla lista i candidati che beneficeranno del voto saranno quelli in testa (capolista e i due seguenti).

Perchè è importante votare
  • Perchè a prescindere che si voti o meno ci saranno in ogni caso 73 candidati che saranno eletti e che andranno a Bruxelles a rappresentare gli interessi degli italiani: di coloro che voteranno e di coloro che non lo faranno.
  • Chi non vota lascerà che il proprio destino venga deciso da quelli che invece si recheranno alle urne.
  • Perchè almeno in queste elezioni il cittadino ha la possibilità di scegliere il, o i candidati, a cui dare la propria preferenza.