Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post

lunedì 25 settembre 2017

Elezioni in Germania: si sta dando ad AfD troppa attenzione

Le elezioni per il Bundestag in Germania hanno fornito un esito chiaro: ha perso la maggioranza al governo e hanno vinto tutti gli altri, chi più, chi meno. La - quasi - sorpresa è stata Alternative für Deutschland (AfD) che ha conseguito il 12,6% dei voti espressi, cioè il 9,6% degli aventi diritto avendo votato il 76,2% di loro. Quasi uno su dieci insomma, oppure uno su otto se vogliamo considerare solo coloro che hanno espresso la loro facoltà, ma occorre tenere presente che è un voto soprattutto di protesta. AfD infatti è nata come gruppo politico in contrasto alla politica europea ed alla stessa Unione Europea tant'è che AfD vorrebbe l'uscita della Germania. Però fin quando era quello il tema conduttore, AfD non è andata oltre il 4,7% alle elezioni per il Bundestag del 2013 ed il 7,1% alle europee dell'anno successivo dove questo tema era quindi diventato centrale. La strada comunque sembrava spianata per una crescita, invece alle elezioni interne a Kassel nel luglio del 2015 il fondatore Bernd Lucke venne battuto da Frauke Petry, di idee più oltranziste, ed a seguito di questo diede le dimissioni uscendo dal partito. Frau Petry ha incluso nei temi prioritari del partito una posizione anti-islamica e xenofoba. Questo evento causò un calo nei sondaggi i quali davano AfD al 4% dal 6% di poche settimane prima.

Nel 2015 il governo di Angela Merkel aprì le porte ai rifugiati siriani ma AfD fu caratterizzata intanto da ulteriori lotte interne e non seppe approfittarne, infatti il partito rischiò una scissione ed i sondaggi lo davano addirittura al 3% nell'estate di quell'anno. Solo nell'autunno la situazione all'interno del partito si sistemò e le preoccupazioni di molti tedeschi derivanti dal massiccio arrivo di profughi (quasi un milione) fu raccolto dal partito di Frau Petry. Le preferenze raggiunsero già ad inizio 2016 le due cifre percentuali e addirittura in alcuni periodi dell'anno a toccare il 14%. Il resto è storia recente.

Insomma, non è stato tanto il tema europeo ed economico in generale a permettere ad AfD questi consensi, bensì quello dell'immigrazione. Nei Länder orientali, ex DDR, AfD ha ottenuto ieri un successo notevole arrivando a raccogliere un terzo ed oltre delle preferenze espresse come il 35,5% nella circoscrizione Sächsische-Schweiz nel Land della Sassonia (vedi cartina sotto), al confine con la Repubblica Ceca, nonostante la disoccupazione sia in calo ed i redditi continuino a crescere.

Circoscrizioni elettorali 2017
L'esito comunque, come scritto inizialmente, è stato del tutto evidente: l'elettorato tedesco ha espresso in sostanza disappunto per il governo sostenuto dalla Große Koalition e si è diviso, chi appunto dando il voto a AfD, chi invece con i liberali del Freie Demokratische Partei di Christian Lindner, un giovane trentottenne emergente nel panorama politico tedesco, che ha ottenuto il 10,7% delle preferenze. Chi poi ha preferito la Linke, la sinistra, ed i Verdi che comunque hanno visto aumentare le preferenze di circa mezzo punto percentuale ciascuno.
La CDU della cancelliera Merkel e soprattutto la SPD di Martin Schulz non hanno saputo cogliere da una parte i malumori dei cittadini e dall'altra hanno sbagliato strategia nel contrastare AfD, limitandosi a definirli xenofobi, estremisti ed antidemocratici. Non li hanno contrastati a sufficienza nei contenuti, non hanno smontato molte loro false tesi da questi sostenute come i presunti sostegni finanziari della Germania ai Paesi mediterranei.

La cancelliera ha indubbiamente commesso un errore nell'aprire, anzi nello spalancare, le porte ai profughi, decisione che in seguito ha dovuto ammettere essere stata avventata sebbene non abbia rinnegato del tutto la scelta, ma non ha saputo calmierare le preoccupazioni alimentate da alcune vicende legate al terrorismo islamico come ad esempio l'attentato di Berlino.

La SPD ed il suo candidato Martin Schulz sembravano più una corrente di pensiero diverso ma dello stesso partito invece che essere quello in fin dei conti antagonista all'Unione (CDU e bavaresi della CSU). E' bastato il confronto in televisione tra i due a suon di sorrisi per infondere nell'elettorato che votare Unione o SPD sarebbe stato lo stesso e che avrebbe significato un proseguimento della linea politica fin qui tenuta, inotre non va tralasciato che non sono pochi coloro tra i sostenitori di entrambi i partiti che non sono soddisfatti di Angela Merkel e che mantengono il voto per evitare derive pericolose al Paese.

Le prospettive
Ora la cancelliera dovrà valutare se è conveniente una riedizione della Große Koalition con la SPD oppure affidarsi ad una allenaza giamaica (secondo i colori che vengono assegnati ai partiti) con FDP e i verdi. A prima vista converrebbe, e sarebbe più lineare, il proseguimento di quella attuale ma il rischio sarebbe di assegnare a AfD il pericoloso ruolo di maggiore partito d'opposizione e dare quindi loro troppa attenzione con il rischio che possano crescere ancora quanto a preferenze.
Entra quindi in gioco la seconda possibilità, sebbene sarà difficile far andare d'accordo liberali e verdi. Si prospetterebbe una coalizione ben più 'spumeggiante' rispetto a quella attuale. La SPD diventerebbe, o meglio tornerebbe ad essere, la formazione politica leader tra quelle di opposizione ridimensionando quindi l'attenzione su AfD. In fondo sarebbe una soluzione che potrebbe giovare al partito di Martin Schulz, al governo non ha fatto altro che perdere consensi, tranne nelle elezioni locali, e riprendere il ruolo di oppositore della CDU/CSU darebbe loro la possibilità di riprenderli.

Le conseguenze per l'Unione Europea
Se Angela Merkel dovesse scegliere di proseguire con la SPD cambierebbe poco, ma se opterà per l'alleanza con i verdi e soprattutto con i liberali allora vi sarà un atteggiamento di minore disponibilità verso richieste di cambiamenti in chiave di flessibilità di bilancio in ambito europeo. FDP sostiene una linea dura verso i Paesi che entrano in crisi e sono poco propensi ad un aiuto in caso di crisi. Ma questo non comporterà a mio avviso stravolgimenti dell'attuale politica e/o dei trattati, ad esempio significherà una minore propensione (se questa c'era) a modificare il Fiscal Compact, il quale verrà quindi con ogni probabilità ratificato, poi probabilmente una serie di vincoli a proposte come quella ad esempio di un superministero dell'Economia europeo.
Staremo a vedere.

sabato 23 settembre 2017

FACT CHECKING: povertà e precariato in Germania

Ieri mattina (venerdì 22 Settembre) durante la trasmissione Omnibus, condotta dalla giornalista Alessandra Sardoni ed andata in onda sulla rete La7, sono stati citati alcuni dati relativi alla situazione della povertà in Germania oltre a quello sulla precarietà del lavoro. Nello specifico i dati sono stati esposti da un esponente della Lega: Vincenzo Sofo, dati che hanno sollevato perplessità da parte della presente in studio prof.ssa Veronica De Romanis, economista che insegna (se le informazioni sono aggiornate) Politica Economica Europea alla Stanford University a Firenze, all’Università Europea di Roma e alla Libera Università degli Studi Sociali Guido Carli (LUISS) di Roma, competente per quanto riguarda le tematiche che riguardano la Germania avendo scritto due libri indicativi: "Il Metodo Merkel - Il pragmatismo alla guida d'Europa" e "Il Caso Germania - Così la Merkel salva l'Europa" oltre alla sua ultima opera blasfema: "L'austerità fa Crescere - Quando il rigore è la soluzione".
Vincenzo Sofo (al minuto 29) ha contestato parzialmente la rappresentazione della Germania in cui tutto va bene in quanto, riportando dati letti su testate varie, ha affermato che in Germania vi sono 12 milioni di poveri, subito dopo nel ripetersi precisando che si riferiva ai cittadini a rischio povertà (definizioni non sicuramente omogenee), aggiungendo poi che l'occupazione in Germania è sì aumentata ma a favore dei rapporti precari, soprattutto dopo le fatidiche riforme Hartz.
Vediamo allora come stanno le cose prendendo i dati ufficiali ed ai quali aggiungerò qualche breve considerazione.

Popolazione a rischio povertà e poveri
Il dato citato da Vincenzo Sofo, quello però in seconda battuta secondo il quale in Germania vi sono 12 milioni di cittadini a rischio povertà, non è di per sè errato ma occorre vedere a quale definizione fa riferimento perché di classificazioni ve ne sono diverse, addirittura ve ne è una differente secondo la quale i cittadini poveri e a rischio povertà sarebbero addirittura 16 milioni. Ma veniamo al dato a cui verosimilmente l'esponente della Lega si riferiva.
Questo è il risultato in base alla definizione secondo una convenzione statistica UE che considera un cittadino a rischio povertà se ha un reddito netto, dopo eventuali trasferimenti fiscali, inferiore al 60% del reddito mediano. E l'ente statistico federale Statistiches Bundesamt infatti rileva:


In base a questa classificazione, la popolazione a rischio povertà è pari al 15,7% del totale nel 2016 e quindi a circa 12 milioni e mezzo di cittadini.
Da notare come vi siano due dati contrastanti: da una parte i Länder della ex DDR (neue Bundesländer) compresa Berlino che vede il dato in diminuzione e dall'altra i Länder occidentali (früheres Bundesgebiet) che invece hanno un andamento crescente.

Secondo una diversa definizione dell'ente di statistica tedesco, che considera a rischio povertà la persona che rientra in uno dei seguenti criteri, la percentuale sale al 20% (pari a 16 milioni di cittadini):
  • Il reddito netto percepito è inferiore alla prevista soglia (60% del reddito mediano)
  • La sua famiglia è soggetta ad una sostanziale privazione materiale
  • Vive in una famiglia con notevole bassa partecipazione al lavoro (riferito a familiari di età compresa tra 18 e 59 anni)

Quindi l'affermazione di Vincenzo Sofo è corretta, ma non credo di sbagliare se la perplessità espressa dalla prof.ssa De Romanis era riferita più alla prima versione, quella che in forma inesatta dava per 12 milioni i poveri veri e propri.

Una considerazione: questa definizione formale europea è da prendere con le dovute cautele, perché può risultare attendibile per alcune nazioni mentre in altre meno. Vediamo infatti a quanto ammonta attualmente il reddito mediano equivalente in Germania:


Da notare l'andamento dell'indice di Gini, che per quanto non sia altamente affidabile è comunque rimasto pressoché costante attorno al valore di 0,30 (qui indicato per cento a 30,1), migliore rispetto ad altri incluso quello italiano, nello specifico qui sotto dati OCSE per gli anni 2015 o per altri 2014:


Complessivamente (per uomini e donne) il reddito mediano è stato quindi nel 2015 pari a 20.668 euro annui, ovvero a circa 1.722 euro mensili. Secondo la definizione formale è pertanto a rischio povertà chi ha un reddito inferiore al 60% di questo, quindi 12.401 euro (26.041 euro per una famiglia con 2 adulti e due figli di età inferiore a 14 anni):


Lascio giudicare quanto a rischio povertà può essere un cittadino in Germania che ha un reddito netto di 12.401 euro annui (1.033 euro mensili) o di 26.041 euro (2.170 euro mensili) di una famiglia composta da due adulti e due figli sotto i 14 anni, benché di certo non si può dire che in entrambe le situazioni godano di una buona capacità di spesa. Infatti, se si prende in considerazione una definizione più realistica a mio modo di vedere, ovvero un paniere di beni essenziali e li si valorizza, si ha che oggi si deve considerare in condizioni di povertà colui che ha un reddito inferiore a poco meno di 800 euro mensili, soglia questa quindi che separa i cittadini a rischio povertà da quelli effettivamente in condizioni di povertà e questi ultimi ammontano oggi a circa 8 milioni.

E' da osservare che sono crescita sia i salari in termini reali (Reallohnindex):


che il giudizio dei cittadini riguardo la propria posizione finanziaria:


dove coloro che la condiderano molto buona (sehr gut) sono passati dal 8,8% nel 2008 al 11,3% nel 2015. Quelli che la considerano buona (gut) sono passati dal 24,2% al 30,3%. In controtendenza chi la considera relativamente buona (relativ gut) mentre in calo chi ha risposto relativamente male (relativ schlecht) come del resto i meno entusiasti: male e molto male (schlecht e sehr schlecht).
La parte successiva riguarda la domanda su quanto ammonta il costo per l'abitazione: da nessuna incidenza (keine Belastung) a rispettivamente una incidenza media/abbastanza (gewisse Belastung) e pesante (große Belastung).

Chiudo questa parte riportando un dato relativo al 2014 che riguarda la distribuzione del reddito e che può interessare chi si occupa di queste tematiche:


Precarietà del lavoro
L'altra questione che è stata sollevata concerne la tipologia di rapporti di lavoro che si sono avuti recentemente, in particolare è stata posta una obiezione in merito ad un presunto aumento di quelli cosiddetti precari. Vediamo cosa dicono i dati ufficili, come fonte sempre lo Statistiches Bundesamt, l'Ufficio Federale di Statistica:


Come si può vedere, vi è stato un incremento degli occupati a tempo indeterminato negli ultimi 11 anni, ovvero dal 2005, anno in cui si sono concluse le riforme del mercato del lavoro Hartz. In questo periodo l'occupazione stabile è aumentata da 22,138 milioni nel 2005 a 25,641 milioni nel 2016, pari a 3,5 milioni di posti in più, quasi il 16%. Da notare che due terzi di questo aumento ha riguardato le donne:


Questo l'andamentoi per gli uomini:


I contratti di lavoro propriamente atipici sono sì aumentati, ma non certo in maniera esponenziale come ha affermato in trasmissione Vincenzo Sofo, tra l'altro è fenomeno del tutto naturale in una economia in crescita. Sono aumentati sensibilmente i part-time sopra le 20 ore settimanali ma ha riguardato in particolare le donne, alle quali probabilmente può anche andare bene per conciliare gli impegni familiari con quelli di lavoro.

Concludo con una considerazione di carattere politico visto che domani vi saranno le elezioni per il Bundestag. Non mi risulta che abbiano ricevuto particolari consensi i partiti che hanno focalizzato nel loro programma tematiche riguardanti il lavoro, piuttosto vedo un gradimento rivolto più a chi, come AfD, ha puntato su temi più sentiti quali l'immigrazione e la sicurezza. Il candidato Martin Schulz per la SPD, dopo una partenza scoppiettante ha poi visto ridurre il margine che lo separava dalla quasi certa vincitrice Angela Merkel e questo nonostante abbia incluso tra le proposte la "Arbeitslosengeld Q", in sostanza una correzione alla riforma del reddito di disoccupazione introdotta dall'ex cancelliere Gerhard Schröder con la sua Agenda 2010. Insomma, in Germania precarietà del lavoro e povertà sono temi meno sentiti di quanto pensiamo qui in Italia.

sabato 27 maggio 2017

Il sistema elettorale tedesco, quello originale

Sembra che alcuni partiti da noi si stiano orientando verso il sistema elettorale parlamentare di tipo tedesco. Personalmente da quello che leggo riguardo i contenuti mi sembra più una semplificazione, una versione 'all'amatriciana' dell'originale. Vediamo di analizzare come è realmente caratterizzata la legge elettorale per il Bundestag in Germania così da poter verificare analogie e differenze.
Semplificando, il sistema elettorale tedesco è di tipo proporzionale con una soglia di sbarramento, però questo presenta delle peculiarietà, che da quello che leggo circa le proposte presentate da alcuni partiti, divergono da quello tedesco originale.

Suddivisione amministrativa e circoscrizioni elettorali in Germania
La Germania come sappiamo è una Repubblica Federale, quindi la federazione (Bund) è costituita da Stati federati (Bundesländer o semplicemente Länder) e non da regioni come l'Italia. Nello specifico i Länder tedeschi sono 16, di questi 13 hanno una estensione territoriale ampia come una regione mentre 3 sono Città-Stato: Berlino, Amburgo e Brema. Dove noi abbiamo Consigli Regionali, nei Länder vi sono invece veri e propri Parlamenti.

Le circoscrizioni elettorali (Wahlkreise) per l'elezione del Parlamento (Bundestag) sono 299 e ad ogni Bundesland (o semplicemente Land) ne vengono assegnate una quantità (Zahl) in proporzione alla popolazione (Bevölkerung):


Quindi ad esempio la Baviera ha 45 circoscrizioni, Berlino 12 e così via. Mediamente in ogni circoscrizione vengono eletti 2 parlamentari (Abgeordnete):


In tabella è riportata la popolazione residente di cittadinanza tedesca in ciascun Land al 31.12.2012 ed il numero di seggi corrispondente (Sitzkontingent). Da qui si intuisce che il numero di parlamentari sia di 598 ed in effetti è così, solo che questo numero non è quasi mai rispettato e subisce un incremento dovuto a meccanismi di correzione che vediamo di seguito.

La scheda elettorale e modalità di voto
La scheda elettorale rispecchia la particolare modalità di elezione, la quale si divide in due parti: 299 seggi (metà del numero nominale o di base) vengono assegnati ai candidati che in ciascuna delle 299 circoscrizioni elettorali ottengono il maggior numero di voti, mentre i restanti - teoricamente - 299 vengono assegnati in funzione del voto espresso ai partiti.
L'elettore quindi riceverà una scheda elettorale (Stimmzettel) di questo genere:


Egli dovrà esprimere due tipi di voto (Stimme): il primo (Erststimme) per un candidato (nella sezione a sinistra) per l'elezione diretta (Direktmandat) di colui che otterrà più voti in quella circoscrizione. Il secondo voto (Zweitstimme) per il partito (nella sezione a destra). I due voti possono naturalmente riguardare candidati e partiti che non sono tra loro legati, quindi è possibile esprimere preferenza ad esempio per il candidato della SPD a sinistra e per il partito della CDU (o altri) a destra.

Modalità di assegnazione dei seggi
La modalità di assegnazione dei seggi si divide in due parti fondamentali, con la prima vengono assegnati 299 seggi ai candidati che ad ogni circoscrizione ottengono più voti, mentre per la parte rimanente (almeno altrettanti 299) in base ai voti espressi ai partiti nel secondo voto (Zweitstimme).
Prima di procedere con l'assegnazione del numero dei seggi spettanti a ciascun partito, occorre eliminare quelli che non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%(*).

(*)Clausola di eccezione: la soglia di sbarramento può essere annullata se un partito ottiene almeno 3 mandati diretti, cioè se almeno 3 suoi candidati ottenessero il maggior numero di consensi nelle rispettive circoscrizioni attraverso il primo voto (Erststimme), il partito verrebbe inserito nella distribuzione dei seggi con una quota pari alla percentuale ottenuta con il secondo voto (Zweitstimme).

Per il calcolo dei seggi spettanti ad ogni partito che abbia superato la soglia di sbarramento (o che quest'ultima non venga applicata in quanto ha ottenuto 3 mandati diretti) si esegue una serie di passaggi che hanno una qualche complessità, questo perché il principio cardine di questo sistema elettorale è il massimo rispetto della proporzione dei seggi assegnati con quello dei voti ottenuti.
Questa fase vede conteggiati solo i secondi voti (Zweitstimme) dati al partito. Nelle elezioni del 2013 le percentuali furono le seguenti:


Da questo risultato emerge che i partiti che hanno ottenuto l'accesso alla assegnazione dei seggi in Parlamento (almeno 299) sono: CDU/CSU (o Union), SPD, (Die) Linke e Bündnis 90/Die Grünen (o semplicemente Grüne).
A questo punto si procede all'aggiornamento delle percentuali una volta esclusi i voti dati ai partiti che non hanno però superato la soglia prevista.

Processo e calcolo di assegnazione dei seggi con eventuale aggiunta del loro numero
Come scritto prima, il numero dei seggi dovrebbe essere complessivamente di 598, e questo corrisponde al numero legale (e minimo), però nel processo di assegnazione questo può essere soggetto ad incremento, vediamo perché e come.
Ogni Land ha un numero preciso di seggi assegnati in base alla popolazione, il calcolo di quelli da distribuire ai vari partiti si basa sul metodo cosiddetto Sainte-Laguë/Schepers (o del quoziente).
Seguendo questo metodo ed includendo gli arrotondamenti può capitare che serva incrementare il numero dei seggi che a quel Land sono assegnati inizialmente. Vediamo di fare un esempio prendendo in considerazione i risultati avuti nelle elezioni del 2013 nel Land dello Schleswig-Holstein, quello più a nord, al confine con la Danimarca:


I seggi di base assegnati a questo Land sono 22, per un momento non si consideri il numero effettivo di 24 riportato in tabella (inges. --> ingesamt) perché si vedrà qui di seguito la ragione di questo incremento. Intanto calcoliamo la percentuale di riferimento sottraendo quella complessiva dei partiti non ammessi, dal totale:
100 - 14,7 (Sonstige, cioè altri - quelli esclusi) = 85,3%
Se partiamo da 22 seggi complessivi da distribuire e andiamo ad assegnare quelli spettanti ad ogni partito otterremmo:
  • Union 39,2 / 85,3 x 22 = 10,1 arrotondato a 10
  • SPD 31,5 /85,3 x 22 = 8,1 arrotondato a 8
  • Bündnis 90/Die Grünen 9,4 / 85,3 x 22 = 2,4 arrotondato a 2
  • Die Linke 5,2 / 85,3 x 22 = 1,3 arrotondato a 1
Nota: in realtà il calcolo viene effettuato con i voti effettivi, io per semplicità l'ho fatto usando le percentuali.

Se sommassimo i seggi ottenuti giungeremmo a 21 complessivi, quindi non ai previsti 22 e questo per effetto degli arrotondamento che sono stati sempre per difetto (se > 0,5 l'arrotondamento è per eccesso, se < 0,5 per difetto e se esattamente 0,5 a seconda della convenienza per rispettare il numero previsto complessivo). Dato che non è ammessa l'assegnazione di un numero inferiore a quello stabilito di base, occorre aumentarlo fino a quando ai voti conseguiti corrisponderanno in proporzione per ciascun partito il numero di seggi assegnati. In questo caso il risultato richiesto è ottenuto incrementando il totale di 2 seggi, cioè a 24:
  • Union 39,2 / 85,3 x 24 = 11,0 arrotondato a 11
  • SPD 31,5 / 85,3 x 24 = 8,9 arrotondato a 9
  • Bündnis 90/Die Grünen 9,4 / 85,3 x 24 = 2,6 arrotondato a 3
  • Die Linke 5,2 / 85,3 x 24 = 1,5 arrotondato a 1
Vi sono altri casi che richiedono un incremento del numero totale di seggi che vengono assegnati alla fine ad un Land. Ad esempio, se nel caso sopra la CDU (Union) avesse ottenuto un numero di candidati eletti direttamente con il primo voto (Erststimme) in proporzione maggiore rispetto ai voti ottenuti con il secondo voto (Zweitstimme) (esempio 11 su 22 seggi, cioè il 50% e quindi > 39,2% che diventa 46% una volta esclusi i voti dei partiti che non hanno superato la soglia di sbarramento) si sarebbe proceduto ad un aumento per rispettare comunque la proporzione tra i partiti.

Una volta effettuata questa distribuzione Land per Land il risultato finale deve rispettare la proporzione dei voti ottenuti complessivamente dai partiti, nel caso delle elezioni del 2013 questo ha portato ad un totale di 631 seggi (totale federale --> Bundesgebiet), ovvero 33 seggi aggiuntivi:


Verifichiamo. Partiamo dal calcolare la percentuale di voti complessivi dei partiti che hanno superato la soglia: 100 - 15,8 (cioè il totale di quelli che non ce l'hanno fatta) = 84,2%. Ora calcoliamo i seggi spettanti a ciascuno in base alla percentuale di voti ottenuti rispetto al totale di quelli ammessi:
  • Union 41,5 / 84,2 x 631 = 311,0 arrotondato a 311
  • SPD 25,7 / 84,2 x 631 = 192,6 arrotondato a 193
  • Bündnis 90/Die Grünen 8,4 / 84,2 x 631 = 63,0 arrotondato a 63
  • Die Linke 8,6 / 84,2 x 631 = 64,4 arrotondato a 64
Che corrisponde ai seggi assegnati riportati nella tabella.

Conclusione
Per affermare che la legge che si vuole adottare sia quella alla tedesca occorre che:
  • il Paese sia suddiviso in 315 circoscrizioni elettorali (metà del numero complessivo dei deputati)
  • agli elettori venga consegnata una scheda elettorale divisa in due parti, con la prima si dà la preferenza ad un candidato mentre con la seconda ad un partito (o lista)
  • venga stabilita una soglia di sbarramento per i partiti, eventualmente superabile in caso di numero minimo di mandati diretti (come nel caso tedesco)
  • ad ogni circoscrizione venga eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti attraverso la prima parte mentre con la seconda parte venga assegnata la quota di seggi spettante ad ogni partito che abbia superato la soglia prevista
Di certo di tedesco avrebbe ben poco se limitato semplicemente al fattore proporzionale con soglia di sbarramento.

Personalmente sarei propenso per un sistema maggioritario ma se non condiviso dalla maggioranza, tra quello tedesco vero e quello interpretato preferisco il primo, almeno metà degli eletti lo sarebbero con mandato diretto.