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domenica 29 aprile 2018

Si può cancellare il debito pubblico? Sì...in un mondo virtuale!

Gira da tempo in rete questa domanda, ripresa tra l'altro anche da qualche economista o su organi di informazione da giornalisti occupandosi di questioni economiche:
"Si può cancellare tutto o parte del debito pubblico?"
La risposta è SI, si potrebbe fare. Tecnicamente è possibile.
E allora perché non lo si fa?
Per le sue implicazioni, in particolare riguardo alle ripercussioni sui prezzi che causerebbero una serie di problematiche che annullerebbero del tutto i vantaggi di una simile operazione.
Ma vediamo di capirne le ragioni.

Facciamo un esempio semplice. Si supponga di avere 100 mila euro risparmiati e investiti in titoli di Stato, titoli che per l'appunto lo Stato, il governo, ha emesso per compensare un eccesso di spesa ed è quindi ricorso a un prestito. Dato che è un prestito questo corrisponde quindi ad un debito e dato che a chiederlo è lo Stato a nome dei suoi cittadini è quindi per definizione "pubblico", ecco perché questo onere si chiama "debito pubblico".
Proseguiamo con il nostro esempio. Supponiamo che le uscite, le nostre spese quotidiane, siano compensate dalle entrate (retribuzione, provvigioni, utili di impresa etc...) quindi non abbiamo al momento necessità di prelevare fondi dal nostro investimento in titoli di Stato (BOT, CCT, BTP...) e nemmeno di acquistarne altri.
Quando questi titoli raggiungono la loro scadenza il governo ci rimborsa il loro controvalore nominale (generalmente 100 euro cadauno). Per semplicità ipotizziamo che tutti abbiano la medesima scadenza, questo implica che quel giorno il governo ci darà 100 mila euro, presumibilmente attraverso un bonifico da parte della Banca d'Italia dove il Ministero del Tesoro ha un proprio conto.
Ma il governo se non ha disponibili quei 100 mila euro deve ricorrere ad un secondo prestito, il quale servirà ad onorare l'impegno con noi. Può quindi emettere altre obbligazioni e aggiudicarle via asta. L'acquirente può essere altro privato cittadino, una banca o altra istituzione finanziaria o anche la banca centrale stessa, sebbene al giorno d'oggi le maggiori banche centrali al mondo non possono o comunque non intervengono per statuto nella fase di collocamento ma semmai solo in un secondo tempo. Quindi il titolo lo può acquistare una banca commerciale, un fondo o ente finanziario oppure un privato cittadino e solo in un secondo tempo può essere acquistato dalla banca centrale. Questo vale per la Banca Centrale Europea, per le banche centrali dell'Unione Europea e dell'eurozona in particolare ma anche per la Federal Reserve statunitense e per la Bank of Japan (sebbene qualche pseudo economista nostrano sostenga che non sia così). Il motivo è che è controproducente che un governo possa ottenere finanziamenti direttamente dalla propria banca centrale e le ragioni sono simili a quelle per le quali qui spiego perché nella nostra realtà è allo stesso modo controproducente pensare di cancellare tutto o parte del debito.

Abbiamo quindi nel nostro esempio che il giorno della scadenza il governo attraverso la sua banca, ovvero la Banca d'Italia, ci rimborsa il prestito ricevuto (100 mila euro). In tale ipotesi abbiamo che il saldo di questa operazione è nullo: noi da 100 mila euro in titoli abbiamo ora 100 mila euro in moneta corrente (tralasciamo ulteriori guadagni sulla differenza di prezzo di acquisto e vendita e per i previsti interessi), il governo aveva un debito prima con noi di tale importo e da quel momento in poi lo ha con altro/i soggetto/i.
La quantità di moneta in circolazione rimane la stessa.
Ma cosa accade se il governo potesse cancellare quei 100 mila euro seppur rimborsandoci?

L'operazione può avvenire solo in questo modo (escludendo il default, ovvero detto volgarmente un 'insoluto'): la Banca d'Italia acquista da noi i titoli e ci versa i 100 mila euro, poi quando questi giungono a scadenza anziché farsi pagare dal governo il corrispettivo semplicemente li brucia.
La banca centrale registra una perdita a bilancio di pari valore ma poco importa perché come sappiamo una banca centrale è una entità del tutto particolare, l'unica atta a creare moneta a piacimento (o quasi) quindi a differenza di qualsiasi altra banca non può fallire.

Fotografiamo la situazione attuale: noi abbiamo sul conto 100 mila euro derivanti dalla vendita alla banca centrale dei nostri titoli, il governo ha 100 mila euro in meno da pagare (quelli che dovrebbe alla banca centrale il giorno della scadenza dei titoli acquistati da noi) e la banca centrale ha una perdita di tale ammontare che da un certo punto di vista non implica nulla (in teoria) perché può emettere base monetaria (o moneta per dirla semplicemente) a suo piacimento. E' come se noi potessimo accendere il PC, entrare nella nostra area riservata della nostra banca e accedendo al nostro conto potessimo effettuare un pagamento anche se non disponiamo del denaro sul conto. Sarebbe un sogno, no?
C'è poi un'altra questione, che essendoci 100 mila euro in meno di titoli in circolazione (---> offerta), dato che il governo non ha dovuto emetterli per onorare il debito prima con noi e poi con la Banca d'Italia, e che noi con ogni probabilità intendiamo acquistare comunque dei titoli per mantenere l'investimento onde preservare il potere di acquisto nel tempo del nostro risparmio (---> domanda), abbiamo che la domanda cresce rispetto all'offerta.
Facciamo un rapido esempio giusto per chiarire il tutto con numeri molto piccoli. Ipotizziamo che il totale dei titoli in circolazione (del debito pubblico) sia pari a 1 milione di euro (magari...) e noi quindi ne possedevamo un decimo, ovvero 100 mila euro. Se tale ammontare poi è stato cancellato grazie alla Banca d'Italia che ha bruciato i titoli una volta acquistati da noi, il debito del governo e quindi i titoli in circolazione si riducono a 900 mila euro, però noi non intendiamo tenere i soldi sul conto con il rischio di perdere potere di acquisto e quindi cerchiamo di acquistarne altri. Abbiamo quindi che la domanda rimane di 1 milione di euro ma l'offerta è ora di 900 mila euro, pertanto il prezzo di aggiudicazione aumenta e di conseguenza diminuisce il rendimento e se il rendimento cala il governo ha un minore onere.

Allora dove sta il problema se fin qui è tutto bello?

Ecco che ci arriviamo. Se i titoli in circolazione sono passati da 1 milione di euro in controvalore a 900 mila, anche se il prezzo è aumentato ed il rendimento scende ci sono sempre 100 mila euro (o poco meno) che avanzano, quelli di chi non è riuscito ad acquistarli rimanendone escluso.
Ci sono due tipi di implicazioni, una poco credibile, una invece alquanto verosimile:

  1. Chi non è riuscito ad acquistare titoli (magari noi) si tiene i soldi fermi sul proprio conto corrente (poco credibile).
  2. Visto che non si è riusciti ad acquistare i titoli si decide di concedersi qualche capriccio, magari non spendendo tutti i 100 mila euro ma buona parte.
Bene, se ci limitassimo a 100 mila euro non comporterebbe nulla visto il reale ammontare di debito pubblico in vigore, ma se si cancellassero ad esempio 200 miliardi, ovvero un quarto circa della spesa pubblica annua e nemmeno un decimo del debito complessivo?
Qui le cose cambierebbero perché l'improvviso aumento della domanda di beni e servizi avrebbe come conseguenza l'aumento dei prezzi che vanificherebbe in parte o del tutto la cresciuta disponibilità.
Questo perché è una naturale se non fisiologica risposta degli operatori economici a fronte di un sensibile aumento della domanda in tempi brevi che sollecita loro ad incrementare il profitto non solo sulla quantità di beni e servizi venduti ma anche lucrando sul prezzo.
Se un bar ha 200 avventori al giorno e vende il caffè a € 1,00, è presumibile che se il numero aumentasse in poco tempo a 300 si decida a portare il prezzo ad esempio a € 1,20 almeno, non accontentandosi di guadagnare solo sull'effetto quantità.

Costoro che negano questo sono semplicemente dei ciarlatani, così come sono ciarlatani quelli che sostengono che questa conseguenza (l'aumento dei prezzi) è irrilevante. Intanto l'inflazione vanifica una maggiore disponibilità finanziaria in termini di potere di acquisto ed in secondo luogo (si fa per dire) penalizza una larga porzione di cittadini, in particolare i redditi fissi, perché le aziende di fronte ad un aumento dei costi saranno meno propense ad aumentare il costo del lavoro concedendo aumenti salariali, pertanto quando il o i dipendenti dovessero bussare alla porta saranno meno disponibili a darlo.
Magari il barista di prima può aumentare il prezzo della tazzina da caffè, ma se una parte dei suoi clienti è a reddito fisso e ha perso potere di acquisto non ottenendo l'aumento richiesto è presumibile che qualche volta rinunci a bere da lui il caffè e questo significa che da un lato il barista vede aumentare l'introito sul fattore prezzo ma dall'altra subisce un calo sul fronte quantità. Si tratterà di vedere se alla fine il saldo sarà per lui positivo o negativo.

In ogni caso questa soluzione di cancellare parte o addirittura tutto il debito di un governo non l'ha mai perseguito nessuno e l'esperienza ci ha insegnato che un aumento notevole della massa monetaria in circolazione ha sempre portato alti livelli di inflazione e disastri sociali, da Weimar all'odierno Venezuela. Che poi i cosiddetti monetaristi avessero voluto addirittura giungere a determinare il corretto tasso di crescita della moneta per evitare l'inflazione e perseguire una crescita economica stabile, facendo dipendere quest'ultima dalla sola quantità di moneta, è altro discorso ma comunque sia che un aumento sproporzionato della massa monetaria conduca ad un aumento dei prezzi è un dato di fatto.

Chi detiene i titoli del debito di 5 grandi economie

In conclusione, siamo cresciuti per credere al fantastico Paese dei Balocchi, occorre quantomeno studiare (e capire) le basi dell'economia reale anziché credere a facili ciarlatani vestiti virtualmente come il gatto e la volpe nella nota fiaba di Pinocchio!

Lucignolo e Pinocchio in viaggio verso il Paese dei Balocchi



venerdì 2 dicembre 2016

Quanto ci costa lo spread?

Sono passati cinque anni da quando abbiamo appreso un po' tutti un termine utilizzato in ambito finanziario: lo spread! Eppure ancora oggi vi è molta confusione attorno al suo significato e spesso viene interpretato erroneamente quale sinonimo di costo da sostenere a fronte di un prestito ottenuto dal governo.
In questo momento è tornato a far parlare di sé per l'andamento altalenante dei prezzi dei titoli di Stato, andamento perlopiù speculativo legato all'approssimarsi del referendum sulla riforma costituzionale e le possibili conseguenze politiche che possono aversi dall'esito negativo. Queste oscillazioni vengono (troppo) spesso commentate negativamente allorquando lo spread aumenta oltre che erroneamente quando si afferma che questo causerebbe un costo di parecchi miliardi di euro al governo. Queste affermazioni sono errate dal punto di vista concettuale in quanto lo spread (in questo contesto) non misura il costo del denaro preso a prestito, bensì la differenza tra quanto pagano due titoli di Stato diversi. Ma andiamo con ordine.

Cosa indica lo spread
In ambito finanziario questo termine anglofono ha il significato letterale di differenza di prezzo (price difference). La maggior parte degli italiani lo ha conosciuto in occasione della crisi finanziaria del 2011, eppure si può dire che sempre la maggior parte di noi, specialmente chi ad esempio ha sottoscritto un mutuo per l'acquisto di una casa, dovrebbe averlo visto in precedenza tra le clausole legate al tasso di interesse applicato dalla banca o dalla società finanziaria che ha concesso il mutuo stesso. Generalmente nel contratto si è fatto, e si fa tuttora, riferimento ad un tasso base (es.euribor) a cui viene applicato un tasso differenziale aggiuntivo (una sorta di provvigione) per giungere al tasso di interesse effettivo applicato. Quel tasso differenziale non è altro che lo spread e tale è denominato nel contratto:


Tornando in ambito titoli di Stato, lo spread indica la differenza tra quanto è il costo lordo in termini di tasso di rendimento di un generico titolo di una nazione e quello omologo di un'altra presa come riferimento. Convenzionalmente si prendono in considerazione, se non diversamente indicato, i titoli di durata decennale e sempre convenzionalmente il titolo preso a riferimento (benchmark) è quello (decennale) del governo tedesco, il bund, questo perché i titoli emessi dal governo di Berlino sono ritenuti tra i più affidabili e lo dimostra il fatto che i rendimenti, ovvero il costo complessivo che lo stesso governo paga per farsi prestare denaro, sono tra i più bassi al mondo.
E' bene rammentare che il rendimento di una obbligazione è costituito dall'interesse previsto nel titolo (cedola) e la differenza di prezzo tra il valore nominale e quello sostenuto per l'acquisto. Ad esempio se un titolo offre una cedola del 2% semestrale significa che ogni 6 mesi il suo possessore riceve il 2% del valore nominale, cioè quello che l'emittente pagherà una volta giunto a scadenza, che corrisponde generalmente a 100 euro, quindi in questo caso sarà pari a 2 euro. Se questo titolo avesse durata decennale, il possessore al termine riceverebbe 40 euro complessivi (2 € ad ogni semestre - 4 € all'anno - per 10 anni). Se avesse acquistato il titolo a 100 euro, il rendimento sarebbe del 4% all'anno, ma se lo avesse pagato diversamente il rendimento sarebbe o minore nel caso lo avesse pagato più di 100 euro oppure maggiore se viceversa.
Come si misura lo spread? Lo spread si misura in termini percentuali o più frequentemente in punti base, dove un punto base è il valore espresso in termini percentuali a due cifre decimali moltiplicato 100: esempio 2,15% corrisponde a 215 punti base.

Mercato primario e mercato secondario
Prima di analizzare l'eventuale costo per un governo in caso di variazione dello spread, occorre specificare una questione fondamentale, ovvero la differenza tra un titolo da collocare ed uno già collocato.
Quando un governo si trova nella necessità di coprire un deficit di bilancio, ovvero la differenza in negativo tra entrate fiscali e spese, emette delle obbligazioni facendosi così prestare i soldi dagli investitori, in cambio di un prezzo che è costituito dal tasso di interesse proposto (la cedola). Gli investitori provvederanno poi a farlo più o meno favorevolmente a fronte del grado di fiducia che assegnano a quel governo e questo comporterà che il prezzo che saranno disposti a pagare per prestare quanto richiesto potrà risultare maggiore di quello nominale se la fiducia è alta, oppure inferiore se la fiducia dovesse essere bassa e questo influirà come visto prima sul rendimento complessivo, ovvero il costo complessivo. Se nell'esempio fatto prima i mercati avessero una scarsa fiducia nel governo emittente proponendo di pagare ad esempio 96 euro contro i 100 nominali, il costo per quel governo sarà quindi non solo costituito dai 40 euro in interessi, ma anche altri 4 euro a fronte di ogni titolo venduto, aumentando così il rendimento complessivo nominale per l'investitore.
Se il governo avesse necessità di ottenere per ciascuna obbligazione almeno 98 euro e non di meno per coprire il deficit, dovrebbe quindi alzare la cedola, portandola nel nostro esempio a più del 2% semestrale.

Ma andiamo ora a fare una ulteriore doverosa precisazione per evitare errate interpretazioni quando si parla di spread. Il governo riceve il denaro richiesto solo nella fase di collocamento, o meglio a collocamento ottenuto, cioè quando i titoli sono stati sottoscritti dagli investitori istituzionali (e abilitati) alle condizioni richieste dal governo.
Questo avviene nel cosiddetto mercato primario. Questi titoli possono poi essere scambiati tra i possessori, ovvero tra coloro che se li sono aggiudicati inizialmente, in quello che viene chiamato il mercato secondario.
Generalmente le quotazioni ed i relativi rendimenti che vengono resi noti dagli organi di informazione si riferiscono a questi ultimi, a quelli cioè scambiati tra investitori (privati cittadini, banche, finanziarie, fondi pensione etc...) dove lo Stato non viene coinvolto, ovvero non riceve né paga alcunché.
In definitiva se oggi leggiamo che lo spread è aumentato, facendo riferimento appunto alle quotazione sul mercato secondario, per lo Stato non implica nulla per due ragioni: la prima perché il costo è rappresentato dal rendimento e non dalla differenza tra quanto paga una sua obbligazione e quella di altro governo, e secondo perché quello spread è riferito allo scambio tra investitori e per lo Stato non cambia nulla visto che il denaro lo ha già incassato al momento del collocamento. Semmai le quotazioni sul mercato secondario influiscono poi sulle aste di nuovi titoli. Quindi se il rendimento di un  generico BTP decennale sul secondario è ad esempio del 2%, è presumibile che lo stesso rendimento sarà quello atteso se non preteso dagli investitori nel momento della sottoscrizione di nuovi BTP che il governo andrà a collocare.

Ma anche se ci si riferisse al mercato primario, un incremento dello spread non implicherebbe necessariamente un incremento di costo per il governo. Si consideri ad esempio una situazione in cui l'Italia paga per un generico BTP decennale un rendimento del 4,40%, mentre un corrispondente Bund il governo tedesco il 2,10%, avremmo uno spread del 2,30% (4,40% - 2,10%) o per esprimerlo più tecnicamente di 230 punti base (2,30% x 100).
Se in un secondo tempo i rendimenti dei titoli di Stato dovessero calare e avessimo che il rendimento del BTP fosse del 4,10% e del Bund tedesco del 1,30%, avremmo che lo spread passerebbe dai precedenti 230 punti base a 280 punti base (o 2,80%), cioè aumenterebbe rispetto a prima ma il costo per il governo risulterebbe inferiore e non viceversa come l'aumento dello spread farebbe credere!

In conclusione, se si vuole analizzare il costo del debito per un governo, non si deve considerare lo spread, bensì il rendimento medio ponderato! Lo spread esprime semplicemente il differenziale di fiducia che gli investitori nutrono verso due diversi debitori (nel nostro esempio rispetto al governo italiano e tedesco).
Inoltre occorre considerare i rendimenti all'atto del collocamento (nel cosiddetto mercato primario), cioè quando il governo effettivamente incassa il denaro sottoscritto, non dopo quando la variazione dei prezzi e dei rendimenti coinvolge esclusivamente i possessori.

Quando costa una variazione dello spread dei rendimenti al governo?
Arriviamo ora al punto centrale di questa riflessione, quanto costerebbe un incremento, in termini percentuali, dei rendimenti dei titolo di Stato per il governo italiano. Iniziamo con l'analizzare la composizione più recente (Settembre 2016) dei titoli di Stato in circolazione, disponibile sul sito del Dipartimento del Tesoro del nostro Ministero dell'economia e delle Finanze:


Come si vede la quota maggiore è costituita dei BTP di varie scadenze. Da notare che l'importo complessivo, pari a quasi 1.864 miliardi di euro, è inferiore all'ammontare complessivo di debito delle amministrazioni pubbliche che a Settembre è stato di 2.212 miliardi di euro, in leggero calo rispetto ai 2.224 mld di Agosto e i 2.255 mld di Luglio (fonte Banca d'Italia).

Dallo stesso sito del Dipartimento del Tesoro abbiamo anche l'andamento nel tempo della struttura del debito - via titoli di Stato - e la sua vita media ponderata:


La vita media ponderata è di 6 anni e 9 mesi circa, questo in virtù del fatto che il 70% circa dei titoli di Stato in circolazione sono costituiti da BTP la cui scadenza è in gran parte precedente ai prossimi 10 anni. La vita media ponderata è comunque in aumento, segno che i titoli in scadenza vengono sostituiti da altri a scadenza più lunga. Strategicamente questa via è preferibile in situazioni come quella attuale di bassi tassi di interesse del mercato in cui a fronte di un costo (interesse) maggiore per scadenze più lunghe si evita di dover rimborsare e sostituire i titoli in scadenza con una frequenza maggiore. In pratica è preferibile ad esempio emettere un titolo a scadenza 10 o 15 anni pagando qualcosa in più, piuttosto che doverlo fare ogni 3 o 5 anni non sapendo come saranno le condizioni del mercato in quel periodo, dove ci si potrebbe trovare in una situazione di turbolenza finanziaria ed essere così costretti a pagare tassi elevati come è avvenuto nel secondo semestre del 2011.

Ora che abbiamo fatto le dovute premesse e considerazioni possiamo stimare quanto costerebbe al governo un incremento medio dei rendimenti di un punto percentuale. Sapendo che l'ulteriore costo verrebbe sostenuto durante l'intera fase di cosiddetto roll-over,  cioè di sostituzione (rinnovo) dei titoli in scadenza con altri di nuova emissione, fase che al momento durerebbe complessivamente fino al 2063 in quanto recentemente sono stati collocati titoli di durata cinquantennale, anche se questi rappresentano una minima parte del totale.
Comunque, se complessivamente i titoli in circolazione ammontano in controvalore a quasi 1.864 mld di euro e nell'ipotesi che questo importo rimanga inalterato, a fronte di un aumento dell'interesse medio del 1% ne deriverebbe un costo complessivo di circa 18,6 mld di euro, costo che comunque avverrebbe in larga parte in un primo periodo di breve e media durata dato che le scadenze si concentrano entro i prossimi 5 anni:


Da questa figura, tratta dal Rapporto sul Debito Pubblico 2015, osserviamo gli importi in scadenza suddivisi per anno e si vede come quest'anno sono previsti in scadenza 180 mld circa, quasi 200 mld nel 2017, poco meno di 140 mld nel 2018 e poco più l'anno successivo. Un aumento medio dei rendimenti (non dello spread!) di un punto percentuale comporterebbe una spesa aggiuntiva per il governo di 2 mld nel 2017, 1,4 mld nel 2018 e poco più l'anno seguente, fino ad arrivare al totale di 18,6 mld una volta conclusa del tutto la fase di roll-over, ovvero di rinnovo dei titoli in scadenza con emissione ex novo di altri. Questo naturalmente secondo la situazione attuale e ipotizzando che l'ammontare dei titoli in circolazione non cambi, ipotesi poco attendibile visto che è obiettivo del governo di ridurre il debito pubblico e di conseguenza l'ammontare dei titoli in circolazione.
In ogni caso è importante notare come la stima del costo dovuto ad un incremento dei rendimenti dei titoli di Stato (e non dello spread!!) sia ben diversa dalle dozzine di miliardi o altri importi del tutto inattendibili affermate spesso da politici e giornalisti poco avvezzi a trattare tematiche di economia e finanza.

domenica 6 novembre 2016

Riforma Costituzionale: SI o NO?

A quattro settimane esatte dal voto referendario per confermare o meno la riforma costituzionale, ho letto articolo per articolo quelli modificati esprimendo una mia personale opinione su ciascuno di essi.
A differenza di quanto fanno molti non voglio esprimere il mio giudizio finale, cioè se è mia intenzione votare SI o NO - non fosse altro perché ancora non ho preso una decisione finale - ma semmai invitare nel mio piccolo coloro che desiderano recarsi a votare a fare ciò che ho qui fatto io: leggere e valutare positivamente o negativamente ogni articolo. Non comporta molto tempo in fondo, di certo molto meno che ripetere dozzine di volte un parere che si fonda non su ciò che è frutto di una propria valutazione, ma ripetendo quello di altri (giornalisti, politici, conoscenti etc...). Inutile ripetere che questo referendum non è un giudizio sul governo, che sarà oggetto di esame alle prossime elezioni politiche, ma comporta una riforma alle leggi fondamentali di questo Paese. Votare NO non farà cadere il governo, su questo non c'è da illudersi, votare NO deve essere l'espressione della convinzione personale che questa riforma non porterà alcun vantaggio o addirittura comporterà conseguenze negative. Viceversa votare SI non significa dare un apprezzamento al governo attuale e/o al partito al quale appartiene, significa ritenere che con questa riforma il Paese ne avrà benefici.

Qui ho elencato in ordine numerico gli articoli oggetto di modifica:
- In nero il testo attuale e barrato se è oggetto di abrogazione
- In azzurro il testo modificato o aggiunto
- In viola ed in corsivo [tra parentesi] un eventuale mio commento
Infine una icona che indica se la modifica la ritengo positiva o meno, ovvero se non mi convince.


RAPPORTI POLITICI

Art.48 comma 3
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione della Camera dei Deputati, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

[Questo comma è stato modificato in relazione al fatto che si passa ad una sola Camera - quella dei Deputati - i cui componenti sono eletti]



IL PARLAMENTO

Art.55 (aggiunta commi 2,3,4,5)
Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza.

Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione.

La Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell'operato del Governo.

Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all'esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le
modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all'esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione
degli atti normativi e delle politiche dell'Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell'Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l'attuazione delle leggi dello Stato.

[I commi aggiunti definiscono le nuove funzioni delle due Camere, con quella dei Deputati che si occuperà dell'attività principale legislativa e di indirizzo verso il governo al quale darà da sola la fiducia, mentre il Senato rappresenterà gli enti locali e interverrà nei casi in cui verranno esaminati provvedimenti provenienti da direttive dell'Unione Europea e/o che coinvolgeranno gli enti locali]



Art.57 comma 1
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori.

[Modifica delle modalità di elezione dei Senatori, eletti dai Consigli regionali tra i propri consiglieri ed i sindaci. L'unico aspetto critico è l'eventuale scioglimento di un consiglio regionale che comporterebbe la nomina di nuovi rappresentanti al Senato, ma tenuto conto dei compiti del nuovo Senato non dovrebbe causare problematiche particolari.]



Art.57 comma 2 - abrogato
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

Art.57 commi 3 e 4
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.

Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due.

La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

La ripartizione dei seggi tra le Regioni si effettua, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art.57 (aggiunta commi 5,6)
La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono
stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo
dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma.

Con legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio.

[Modifica delle modalità di elezione dei senatori, numero, composizione e durata del mandato.]



Art.58 commi 2 e 3 - abrogati
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno di età.

Art.59 comma 2
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

Il Presidente della Repubblica può nominare senatori cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati.

[Modifica relativa alla nomina dei senatori da parte del Presidente della Repubblica la cui carica non sarà più a vita ma di sette anni e non rinnovabile.]



Art.60 commi 1 e 2
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.

La Camera dei deputati è eletta per cinque anni.

La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

La durata della Camera dei deputati non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.



Art.61 commi 1 e 2
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

L’elezione della nuova Camera dei deputati ha luogo entro settanta giorni dalla fine della precedente. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dall'elezione.

Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

Finché non sia riunita la nuova Camera dei deputati sono prorogati i poteri della precedente.



Art.62 comma 3 (abrogato)
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.

Art.63 (aggiunto comma)
Il regolamento stabilisce in quali casi l’elezione o la nomina alle cariche negli organi del Senato della Repubblica possono essere limitate in ragione dell'esercizio di funzioni di governo regionali o locali.

[Questo comma stabilisce che un regolamento interno pone dei limiti all'elezione o alla nomina a cariche ad organi del Senato]



Art.64 (aggiunto comma)
I regolamenti delle Camere garantiscono i diritti delle minoranze parlamentari. Il regolamento della Camera dei deputati disciplina lo statuto delle opposizioni.

Art.64 comma 4
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

I membri del Governo hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute delle Camere. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

Art.64 (aggiunto comma)
I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell'Assemblea e ai lavori delle Commissioni.



Art.66 (aggiunto comma)
Il Senato della Repubblica prende atto della cessazione dalla carica elettiva regionale o locale e della conseguente decadenza da senatore.



Art.69
I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

I membri della Camera dei deputati ricevono una indennità stabilita dalla legge.

[Con questa modifica l'indennità parlamentare spetterà solamente ai deputati, i senatori non riceveranno altro compenso se non quello come consigliere regionale oppure di sindaco]



Art.70
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione
dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che
determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e
132, secondo comma. Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma.

Art.70 (aggiunta commi 2,3,4,5,6,7)
Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati.

Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della
Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata.

L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti.

I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione.

I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.

Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati.

[Tutto il nuovo articolo 70 è, oltre che di difficile lettura, soprattutto in qualche modo contorto; presenta punti che possono dar luogo a conflitti tra organi legislativi - Camera e Senato. Doveva essere più lineare e di facile interpretazione, anche per gli stessi costituzionalisti che con questo testo si troveranno facilmente a doversi esprimere su questioni di legittimità costituzionale.]




Art.71 (aggiunto comma)
Il Senato della Repubblica può, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, richiedere alla Camera dei deputati di procedere all'esame di un disegno di legge. In tal caso, la Camera dei deputati procede all'esame e si pronuncia entro il termine di sei mesi dalla data della deliberazione del Senato della Repubblica.

Art.71 comma 2
Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno centocinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari.

Art.71 (aggiunto comma)
Al fine di favorire la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche, la legge costituzionale stabilisce condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d’indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali. Con legge approvata da entrambe le Camere sono disposte le modalità di attuazione.

[Qualche modifica al processo di proposta legislativa che può essere operato dai cittadini con un numero di sottoscrittori che aumenta da 50 mila a 150 mila, però con il nuovo comma è prevista l'introduzione di referendum popolari di tipo propositivo.]



Art.72 comma 1
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Ogni disegno di legge di cui all'articolo 70, primo comma, presentato ad una Camera, è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Art.72 (aggiunta comma)
Ogni altro disegno di legge è presentato alla Camera dei deputati e, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.

Art.72 commi 2, 3,4
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

I regolamenti stabiliscono procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.

Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in tal modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

Possono altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, che, alla Camera dei deputati, sono composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto.I regolamenti determinano le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale, e per quelli di delegazione legislativa, per quelli di conversione in legge di decreti, per quelli di autorizzazione a ratificare trattati internazionali e per quelli di approvazione di bilanci e consuntivi.

Art.72 (aggiunto commi)
Il regolamento del Senato della Repubblica disciplina le modalità di esame dei disegni di legge trasmessi dalla Camera dei deputati ai sensi dell'articolo 70.

Esclusi i casi di cui all'articolo 70, primo comma, e, in ogni caso, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e le leggi di cui agli articoli 79 e 81, sesto comma, il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione. In tali casi, i termini di cui all'articolo 70, terzo comma, sono ridotti della metà. Il termine può essere differito di non oltre quindici giorni, in relazione ai tempi di esame da parte della Commissione nonché alla complessità del disegno di legge. Il regolamento della Camera dei deputati stabilisce le modalità e i limiti del procedimento, anche con riferimento all'omogeneità del disegno di legge.

[L'ultimo comma aggiunto è come l'art.70, un po' contorto e se da una parte riduce i tempi di approvazione di una legge dall'altra forse lo fa eccessivamente, poteva essere accettabile anche un maggior tempo a disposizione - esempio 6 mesi - senza correre il rischio di affrettare oltre il ragionevole il processo decisionale.]




Art.73 (aggiunto comma)
Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall'approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata.

Art.73 comma 2
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Se la Camera dei deputati, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, ne dichiara l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

Art.74 (aggiunto comma)
Qualora la richiesta riguardi la legge di conversione di un decreto adottato a norma dell'articolo 77, il termine per la conversione in legge è differito di trenta giorni.

Art.74 comma 2
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

Se la legge è nuovamente approvata, questa deve essere promulgata.



Art.75 commi 1,3,4
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

Hanno diritto di partecipare al referendum tutti gli elettori.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o, se avanzata da ottocentomila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

[La modifica dell'ultimo comma prevede una nuova possibilità per raggiungere il quorum, non a fronte della maggioranza degli aventi diritto ma sulla base dei partecipanti alle ultime elezioni per la Camera se il referendum è stato presentato da almeno 800 mila cittadini.]



Art.77 commi 1,2,3
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Il Governo non può, senza delegazione disposta con legge, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera dei deputati, anche quando la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione o, nei casi in cui il Presidente della Repubblica abbia chiesto, a norma dell'articolo 74, una nuova deliberazione, entro novanta giorni dalla loro pubblicazione. La legge può tuttavia regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Art.77 (aggiunta commi)
La Camera dei deputati, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni.

Il Governo non può, mediante provvedimenti provvisori con forza di legge: disciplinare le materie indicate
nell'articolo 72, quinto comma, con esclusione, per la materia elettorale, della disciplina dell'organizzazione
del procedimento elettorale e dello svolgimento delle elezioni; reiterare disposizioni adottate con decreti non
convertiti in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l’efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento.

I decreti recano misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo.

L’esame, a norma dell'articolo 70, terzo e quarto comma, dei disegni di legge di conversione dei decreti è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei deputati. Le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione.

Nel corso dell'esame di disegni di legge di conversione dei decreti non possono essere approvate disposizioni estranee all'oggetto o alle finalità del decreto.

[Qualche riserva nel contenuto del testo degli ultimi due commi aggiunti ma in sostanza articolo non peggiorativo]



Art.78
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari.

[Per una decisione così importante avrei incluso anche il Senato, anche se  o proprio perché - rappresentativo degli enti locali]




Art.79 comma 1
L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti della Camera dei deputati, in ogni suo articolo e nella votazione finale.



Art.80
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

La Camera dei deputati autorizza con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi. Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea sono approvate da entrambe le Camere.



Art.81 commi 2,4,6
Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione della Camera dei deputati adottata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

La Camera dei deputati ogni anno approva con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale.

Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati, nel rispetto dei princìpi definiti con legge costituzionale.

[In sostanza è solo un adeguamento delle leggi per tenere conto del passaggio da bicameralismo a una sola Camera]



Art.82 commi 1 e 2
Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

La Camera dei deputati può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. Il Senato della Repubblica può disporre inchieste su materie di pubblico interesse concernenti le autonomie territoriali.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della autorità giudiziaria.

A tale scopo ciascuna Camera nomina fra i propri componenti una Commissione. Alla Camera dei deputati la Commissione è formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La Commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.



IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Art.83 comma 2 (abrogato)
All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

Art.83 comma 3
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi della assemblea. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell'assemblea. Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

[Aggiunte varianti al quorum necessario per l'elezione rispettivamente dal quarto e dal settimo scrutinio]



Art.85 commi 2 e 3
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Quando il Presidente della Camera esercita le funzioni del Presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa adempierle, il Presidente del Senato convoca e presiede il Parlamento in seduta comune.

Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

Se la Camera dei deputati è sciolta, o manca meno di tre mesi alla sua cessazione, l’elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione della Camera nuova. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.



Art.86 commi 1 e 2
Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente della Camera dei deputati.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se la Camera dei deputati è sciolta o manca meno di tre mesi alla sua cessazione.



Art.87 commi 3,8,9
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

Indice le elezioni della nuova Camera dei deputati e ne fissa la prima riunione.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera dei deputati. Ratifica i trattati relativi all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, previa l’autorizzazione di entrambe le Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalla Camera dei deputati.



Art.88 comma 1
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

Il Presidente della Repubblica può, sentito il suo Presidente, sciogliere la Camera dei deputati.



IL GOVERNO

Art.94 commi 1,2,3,4,5
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

Il Governo deve avere la fiducia della Camera dei deputati.

Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

La fiducia è accordata o revocata mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta innanzi alla Camera dei deputati per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

Il voto contrario della Camera dei deputati su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera dei deputati e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

[Modifiche conseguenti al passaggio da fiducia assegnata da entrambe le Camere a quella della sola Camera dei Deputati]



Art.96
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.



Art.97 comma 2
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e la imparzialità dell'amministrazione.

I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell'amministrazione.



Art.99 commi 1,2,3 (abrogati)
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.

È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.

Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

[Con l'abolizione di questo articolo viene ufficialmente abolito il CNEL, ente che nelle intenzioni originali avrebbe dovuto offrire un contributo positivo in tema di economia ma che nei fatti si è rivelato del tutto inutile e dispendioso]



LE REGIONI, LE PROVINCE E I COMUNI

Art.114 commi 1 e 2
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

[Con questa modifica vengono definitivamente abolite le province]



LA CORTE COSTITUZIONALE

Art.135 comma 1
La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistratura ordinaria ed amministrative.

La Corte costituzionale è composta da quindici giudici, dei quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica.